Disoccupazione: buongiorno ai sindacati. L’esempio Civitavecchia? La centrale è fuorilegge.

Riscopriamo nell’autunno di quest’anno di avere persino dei sindacati nella sibaritide. Come lavoratori, disoccupati, studenti e sfruttati di questo territorio non ce ne eravamo mai accorti, costretti sempre a difenderci da soli mentre le sigle cosiddette sindacali dividevano la torta con la classe dirigente a suon di clientele e favoritismi.

D’improvviso il ceto sindacale della città si è accorto dell’epocale problema della disoccupazione nel meridione e nella sibaritide, e che cosa fa? Chiede lavoro? Chiede contratti a tempo indeterminato? Chiede ammortizzatori sociali? No, niente di tutto questo. Chiede carbone, la nuova panacea contro tutti i mali. Inutile dilungarsi oltre, basta chiedere ad un cittadino qualunque cosa pensa dei sindacati, a parte qualche rara eccezione, per capire di che tipo di apparati stiamo parlando.

Se avessero fatto negli ultimi vent’anni metà del loro dovere, a quest’ora avremmo un presente sicuramente diverso, per cui abbiano la dignità di smetterla di speculare sui bisogni della popolazione.

Piuttosto ricordiamo agli smemorati che l’iper-moderna centrale a carbone di Civitavecchia, quella dei gerani e delle spigole per intenderci, è negli ultimi mesi al centro di una vera e propria bufera.

La Procura della Repubblica ha infatti recepito e verificato le denunce dei cittadini dell’alto lazio, attestando che la centrale non rispetta né le norme vigenti per quanto riguarda la qualità dell’aria, né le prescrizioni previste dal decreto autorizzativo della centrale.

Le violazioni riguardano le modalità di carico e scarico del carbone, le quantità di zolfo emesse in aria, l’accantonamento di ceneri e residui cancerogeni in aree non idonee, il mancato rispetto delle norme di sicurezza per gli operai a contatto col materiale di scarto e le contropartite da trasferire alle amministrazioni locali. Insomma, la centrale a carbone di Civitavecchia è fuorilegge. La Procura ha richiesto l’intervento dei ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente, i quali tardano ad intervenire perché evidentemente poco interessati alla salute dei cittadini dell’Alto Lazio.

Nella sibaritide non aspetteremo nessun Ministero: il dialogo con Enel Spa si aprirà solo quando questa avrà ritirato il progetto di una conversione a carbone per delle alternative ecosostenibili che garantiscano salute, lavoro e sviluppo. In caso contrario speculatori e faccendieri dovranno andare a fare profitti da un’altra parte.

Flavio Stasi

Rete di Difesa Territoriale “Franco Nisticò”

Coordinamento Nazionale No Carbone


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