{"id":3,"date":"2008-12-25T20:43:39","date_gmt":"2008-12-25T19:43:39","guid":{"rendered":"http:\/\/resistente.noblogs.autistici.org\/post\/2008\/12\/25\/riflessioni-sul-documento-studentesco\/"},"modified":"2010-08-22T01:33:34","modified_gmt":"2010-08-21T23:33:34","slug":"riflessioni-sul-documento-studentesco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/resistente.noblogs.org\/?p=3","title":{"rendered":"Riflessioni sul movimento studentesco"},"content":{"rendered":"<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"font-size: small;color: #ffffff\"><strong> <\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><strong>Riflessioni sul<br \/>\nmovimento studentesco<\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><strong>Cosa stiamo vivendo?<\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><br \/>\nNon possiamo non essere<br \/>\nrealisti, viviamo giorni ingloriosi. Attraversiamo tempi e spazi bui,<br \/>\nin cui \u00e8 raro avvertire qualsivoglia idealit\u00e0, in cui l&#8217;inutile ed<br \/>\narcaica solidariet\u00e0 deve lasciar posto ad uno spiccato ed efficiente<br \/>\negoismo, dove valori come uguaglianza e giustizia risultano vuote<br \/>\nentit\u00e0 schiacciate dalla molto pi\u00f9 pratica convenienza e da schemi<br \/>\npredefiniti, imprescindibili. Come studenti ci rapportiamo ogni<br \/>\ngiorno con tempi frenetici e compressi, investiti in un processo di<br \/>\nformazione che risulter\u00e0 poi inutile per la nostra crescita umana e<br \/>\nintellettuale, funger\u00e0 invece da biglietto d&#8217;ingresso per il mercato<br \/>\ndel lavoro, un biglietto che non ci garantir\u00e0 assolutamente alcuna<br \/>\ncertezza o stabilit\u00e0, anzi, solo pochi di noi saranno risparmiati<br \/>\ndalla precariet\u00e0 lavorativa e di vita. Mercato del lavoro: di primo<br \/>\nacchito un&#8217;espressione del tutto naturale, di uso frequente, eppure<br \/>\ndi per s\u00e9 concetto che rappresenta una pesante ipoteca nella libert\u00e0<br \/>\nindividuale e collettiva degli uomini. Che cosa \u00e8 il lavoro? Quale \u00e8<br \/>\nil significato e quale lo scopo? <\/span><!--more--><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\">\u00c8 un compito<br \/>\narduo e altamente dispendioso, in termini di tempo ed energie,<br \/>\novviamente impossibile da affrontare in uno scritto o in una<br \/>\nriflessione, inoltre si tratta di un contro processo difficile da<br \/>\nrealizzare se non attraverso l&#8217;erosione, il sabotaggio o almeno il<br \/>\nrallentamento del processo in corso o dell&#8217;apparato che lo ha<br \/>\ngenerato. Qualcosa per\u00f2 \u00e8 necessario e possibile: analizzare,<br \/>\niniziare a mettere in discussione pratiche e concezioni che si<br \/>\ndiramano in quasi ogni angolo e direzione della nostra vita, sociale<br \/>\ned individuale, e che di fatto la strutturano e la consolidano per<br \/>\ncome la conosciamo.<br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><strong>Il punto di partenza:<br \/>\nla condizione studentesca e l&#8217;universit\u00e0 nella societ\u00e0<\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><br \/>\nQuello<br \/>\nche viviamo come studenti \u00e8 pressappoco la riflessione<br \/>\nsettorializzata di quanto accade o \u00e8 gi\u00e0 accaduto nel resto delle<br \/>\nsfere sociali. Il contesto, l&#8217;universit\u00e0, si configura come centro<br \/>\ndi potere politico ed economico, regolato dai principi del libero<br \/>\nmercato esattamente come un&#8217;industria, per cui i ritmi e le qualit\u00e0<br \/>\ndi produzione sono assolutamente dipendenti dagli investimenti, dai<br \/>\ncosti di lavorazione e reperimento, dal rapporto tra domanda e<br \/>\nofferta. Il concetto stesso di universit\u00e0 come luogo di formazione e<br \/>\ncrescita, individuale e della societ\u00e0 intera, \u00e8 violentato<br \/>\ndall&#8217;unico trattamento possibile da riservare all&#8217;istituzione<br \/>\nuniversitaria (cos\u00ec come ad ogni altra istituzione socialmente<br \/>\nutile) all&#8217;interno della globalizzazione neoliberista che viviamo da<br \/>\nanni. Si tratta solo, per burattinai e burocrati, di trovare tempi e<br \/>\nmodi che garantiscano la riuscita, <em><strong>con meno complicazioni<br \/>\npossibili<\/strong><\/em>, di tale appiattimento. Sarebbe difatti<br \/>\ninaccettabile la presenza di un centro di criticit\u00e0 e formazione,<br \/>\nfinalizzato allo sviluppo di individui coscienti e critici<br \/>\nall&#8217;interno dell&#8217;economia degli effetti speciali, degli sprechi,<br \/>\ndelle guerre, delle menzogne, degli spot pubblicitari insulti<br \/>\nall&#8217;intelligenza umana stessa. Si tratta quindi di uniformare anche<br \/>\nquesto luogo (spaziale e temporale) a tutto il resto, con, purtroppo,<br \/>\nulteriori aggravanti rispetto ad altri contesti. Innanzitutto<br \/>\nl&#8217;universit\u00e0 in quanto tale ha il compito di porre delle domande e<br \/>\ndare delle risposte, da un punto di vista scientifico, storico,<br \/>\nantropologico. Questo ha terribili implicazioni, per cui possiamo<br \/>\naffermare che quanto meno saranno libere l&#8217;universit\u00e0 e la ricerca,<br \/>\nmeno saranno veritiere e corrette le risposte prodotte dalla comunit\u00e0<br \/>\ntutta, fino a giungere all&#8217;origine, con filtraggio e censura delle<br \/>\ndomande stesse, in un&#8217;ottica oscurantista che purtroppo non ha mai<br \/>\ndel tutto abbandonato i processi umani. Si pu\u00f2 e si deve parlare di<br \/>\noscurantismo moderno riferendosi al denso apparato di produzione,<br \/>\nmanipolazione e diffusione delle informazioni, delle idee e della<br \/>\nstoria, partendo dall&#8217;influenza mediatica su quotidianit\u00e0 e modi di<br \/>\nvivere, passando per l&#8217;ampia letteratura revisionista su vicende<br \/>\nstoriche e politiche del passato prossimo e remoto, fino alla pesante<br \/>\ninfluenza sull&#8217;opinione pubblica riguardo a questioni scottanti o<br \/>\nstraordinarie attraverso l&#8217;intero apparato informativo e creativo al<br \/>\nsoldo dei poteri finanziari globali. Si pu\u00f2 e si deve parlare di<br \/>\noscurantismo moderno riferendosi al processo di regressione delle<br \/>\nlibert\u00e0 individuali agendo sulle capacit\u00e0 cognitive delle masse,<br \/>\nanestetizzando le sensibilit\u00e0 e le coscienze attraverso forme di<br \/>\nbombardamento comunicativo incentrate su tre finti valori: immagine;<br \/>\nragione economica; contro-etica. In questo quadro deve valutarsi oggi<br \/>\nl&#8217;universit\u00e0 come luogo di ricerca, creazione ed elaborazione<br \/>\ndell&#8217;informazione e del sapere, ed \u00e8 in questo quadro che purtroppo<br \/>\noggi essa si configura e in cui gli studenti (e non solo) debbono<br \/>\nagire.<br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><strong>Il campo d&#8217;intervento<\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><br \/>\nDunque<br \/>\nl&#8217;universit\u00e0 deve essere luogo di emancipazione culturale e sociale<br \/>\ndelle masse, nonch\u00e9 fonte di miglioramento delle condizioni<br \/>\ndell&#8217;umanit\u00e0 tutta attraverso il progresso scientifico e la<br \/>\ncomprensione dei processi antropologici. Questo pu\u00f2 verificarsi solo<br \/>\nqualora gli atenei risultino assolutamente liberi, insensibili a<br \/>\ntutte le influenze ed i contesti che caratterizzano oggi la nostra<br \/>\nvita. Dovrebbe quindi essere priva di legami politici che la<br \/>\nvincolino a logiche del potere; libera da legami economici che ne<br \/>\nvincolerebbero la sopravvivenza a fonti di finanziamento privato o<br \/>\nfonti pubbliche non erogate per puro principio, quindi senza alcun<br \/>\ncorrispettivo di tipo implicito; libera dai contesti<br \/>\nsociali-normativi in cui si impianta, quindi assolutamente aliena,<br \/>\nper esempio, ai processi di \u201cristrutturazione\u201d del mondo del<br \/>\nlavoro, dalle politiche sull&#8217;immigrazione, dalla \u201criorganizzazione\u201d<br \/>\ndella giustizia, dalle normative territoriali eccetera; libera dai<br \/>\ncontesti sociali-culturali in cui si impianta, quindi ulteriormente<br \/>\naliena a questioni etiche o religiose, fenomeni comportamentali o<br \/>\nsottoculturali, al processo di istruzione preparatorio all&#8217;universit\u00e0<br \/>\nstessa, con le sue centinaia di sfaccettature diverse. Per dirla in<br \/>\npoche parole, l&#8217;universit\u00e0 dovrebbe essere situata su un altro<br \/>\npianeta. Ecco perch\u00e9 le analisi e gli interventi del movimento<br \/>\nstudentesco non possono che partire dall&#8217;universit\u00e0, luogo centrale<br \/>\ndi confronto e riscontro delle proprie condizioni, ma devono<br \/>\nnecessariamente abbracciare anche tutti quei contesti e settori che<br \/>\nvivono, seppure a volte in forme diverse, i risultati o i mutamenti<br \/>\ndelle stesse logiche di base, logiche che devono essere evidentemente<br \/>\ncorrette ed a cui non possiamo  che opporci. Primo fra tutti il mondo<br \/>\ndel lavoro, che si configura in parte come alternativo alla via dello<br \/>\nstudio e della alta preparazione, ma che comunque presenta tutti<br \/>\nquegli elementi di continuit\u00e0 che dobbiamo ricercare rispetto alle<br \/>\npolitiche dell&#8217;asservimento, dell&#8217;anestetizzazione delle coscienze e<br \/>\ndelle capacit\u00e0 di comprensione, della precarizzazione della vita<br \/>\ncome strumento di controllo e di blocco sociale. Ma queste<br \/>\nconsiderazioni limitate risultano, man mano che i processi normativi<br \/>\nvanno avanti, sempre pi\u00f9 superflue: infatti oggi, pi\u00f9 che<br \/>\nalternativo all&#8217;inserimento diretto nel mondo del lavoro, il percorso<br \/>\ndi studi \u00e8 assolutamente strumentale ad esso, non consentendo la<br \/>\nminima possibilit\u00e0 di fuoriuscita da tutte le dinamiche citate<br \/>\nprecedentemente, trasformando il bacino dei lavoratori da parallelo<br \/>\ned ugualmente attraversato da punti di potenziale opposizione comune,<br \/>\nad assolutamente inclusivo del bacino studentesco che ne risulta<br \/>\norganico. Volendo effettuare un brutale parallelismo storico, se<br \/>\nprima gli studenti erano spesso borghesi di condizione, che<br \/>\nreclamavano un&#8217;altra societ\u00e0 basata sull&#8217;abbattimento delle classi e<br \/>\nquindi sul superamento dello stato borghese stesso, scendendo quindi<br \/>\nin piazza da borghesi o futuri tali al fianco della classe<br \/>\nlavoratrice, oggi questa sorta di paradosso classista \u00e8 superato<br \/>\ndalla proletarizzazione, seppur parziale, di ampi settori e livelli<br \/>\ndi quella che una volta era la borghesia. Proletarizzazione implicita<br \/>\nmolto spesso avvenuta attraverso il principio della flessibilit\u00e0,<br \/>\nquindi della precarizzazione, strumento con cui le medie e grandi<br \/>\nimprese hanno potuto superare i vincoli di rispetto e di diritti dei<br \/>\nlavoratori di ogni categoria e specializzazione, rivendicando<br \/>\nnecessit\u00e0 liberiste assolutamente estranee a quelle delle masse,<br \/>\nquali la competitivit\u00e0 e la libert\u00e0 d&#8217;impresa, ma di fatto<br \/>\nottenendo nuovi ed innalzati <em><strong>profitti privati<\/strong><\/em>.<br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><br \/>\nCos\u00ec<br \/>\ncome si trovano numerosi punti di continuit\u00e0 con tutti quei<br \/>\nterritori e settori che effettuano delle rivendicazioni di tipo<br \/>\nambientale, umanitario, pacifista. \u00c8 evidente infatti come tutte le<br \/>\nquestioni citate risultino in qualche modo violate dalla stessa<br \/>\nlogica e politica, nel tentativo di guadagnare o salvaguardare spazi<br \/>\ndi manovrabilit\u00e0 finanziaria a scapito di territori, etnie, intere<br \/>\nnazioni o, senza purtroppo esagerare, dell&#8217;intero globo, quindi<br \/>\ndell&#8217;umanit\u00e0 stessa. \u00c8 facilmente riscontrabile, infatti, che <strong>in<br \/>\ntutti i casi<\/strong> la devastazione dei territori, l&#8217;installazione di<br \/>\nimpianti dannosi, l&#8217;inquinamento di aria e di acqua, la privazione<br \/>\ndei diritti degli immigrati, lo sfruttamento dei territori<br \/>\nsottosviluppati, i conflitti bellici, risultino accomunati dalla<br \/>\nmedesima logica di fondo, dai medesimi scopi di profitto e, non<br \/>\nsecondariamente, dalla stessa strategia comunicativa manipolatoria.<br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><strong>Appendice<br \/>\n1 : potere ed autodanneggiamento <\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\">Si<br \/>\npotrebbe storcere il naso riflettendo su un qualsivoglia apparato che<br \/>\nsi impianti in un qualsivoglia contesto e che, attraverso le proprie<br \/>\nazioni, danneggi irreparabilmente il contesto stesso. Quando parliamo<br \/>\ndi violazioni e di logiche che danneggiano l&#8217;intero globo, quindi<br \/>\nl&#8217;umanit\u00e0 stessa, si potrebbe obiettare che quelle logiche sono<br \/>\nmosse, in ogni caso, da uomini, e questo dovrebbe invalidare<br \/>\nl&#8217;analisi che li rende colpevoli come tali, in quanto nessun uomo<br \/>\nsarebbe disposto a danneggiare se stesso, sviando cos\u00ec la<br \/>\nspiegazione e l&#8217;analisi di determinati fenomeni su campi pi\u00f9<br \/>\naleatori con ragioni di fondo del tipo \u201cil male minore\u201d o \u201cil<br \/>\nnaturale decorso delle cose\u201d o \u201cfar male oggi per fare bene<br \/>\ndomani\u201d e cos\u00ec via, attraversando svariate espressioni comuni<br \/>\nquanto vuote e insulse che per\u00f2, terrificante e banale verit\u00e0,<br \/>\nrisultano magicamente credibili se veicolate attraverso uno schermo<br \/>\nluminoso, <em>con sorriso rassicurante e vestito impeccabile.<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\">Non<br \/>\nc&#8217;\u00e8 da stupirsi, in realt\u00e0, nella illogica prassi di<br \/>\nautodanneggiamento del potere, intesa come il danneggiamento<br \/>\ndell&#8217;umanit\u00e0 tutta, presente in alcune delle sue pratiche. Il <em>potere<\/em><br \/>\nin quanto tale \u00e8 vincolato ai suoi <em>effetti<\/em> che, a loro volta,<br \/>\nrispecchiano istantaneamente la consistenza del potere stesso.<br \/>\nDefiniamo  <em>effetto<\/em> la capacit\u00e0 di intervenire da parte di un<br \/>\n<em>apparato di potere<\/em> nel contesto in cui si impianta. Sarebbe<br \/>\ninopportuno tentare di definire con poche righe il concetto di<br \/>\npotere, ed in verit\u00e0 probabilmente non sarei in grado di farlo in<br \/>\nmodo completo, \u00e8 per\u00f2 certo, in base a questa relazione, che lo<br \/>\nspirito autoconservativo degli apparati di potere spesso ignora<br \/>\nobiettivi o condizioni eccessivamente lontane nel tempo per dei<br \/>\nsemplici motivi:<\/span><\/span><\/p>\n<ul>\n<li>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\">Mantenere gli effetti del<br \/>\nproprio potere risulta in ogni momento altamente prioritario,<br \/>\nevitando che si instauri una reazione a catena di decadimento<br \/>\ndell&#8217;apparato stesso causata dalla mancata possibilit\u00e0 di<br \/>\nintervento<\/span><\/span><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\">Condizioni di degrado futuro<br \/>\ndel contesto dove l&#8217;apparato di installa non implicano la decaduta<br \/>\ndegli effetti correnti, quindi risultano secondarie.<\/span><\/span><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\">Permane nell&#8217;apparato il<br \/>\nconvincimento che, anche qualora si presenti il degrado del<br \/>\ncontesto, le condizioni di potere, quindi gli effetti, gli<br \/>\npermettano di non risentirne o quantomeno risentirne limitatamente.<br \/>\nUsando una metafora: se la nave affonda il capitano ha sempre la<br \/>\npersonale scialuppa di salvataggio.<\/span><\/span><\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\">Inutile<br \/>\ndire che c&#8217;\u00e8 ben poco di umanamente logico in determinate dinamiche,<br \/>\nma il rapporto tra l&#8217;uomo ed il potere ha storicamente segnato delle<br \/>\npunte assolutamente illogiche quanto disumane; siamo solitamente<br \/>\nbravi a riconoscerle nel passato, scriverle nei libri di storia,<br \/>\ncapirle e criticarle, un po&#8217; meno a carpirle nel presente, sia in<br \/>\nlarga scala che nelle piccole vicende quotidiane, quelle che in ogni<br \/>\ncaso non finirebbero mai nei libri di storia. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><strong>Il ruolo<br \/>\ndegli studenti<\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\">Definiti<br \/>\ni campi d&#8217;intervento, sorge legittima e naturale la questione del<br \/>\nruolo del movimento studentesco all&#8217;interno dell&#8217;universit\u00e0 cos\u00ec<br \/>\ncome in ambiti esterni ad essa. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\">Le<br \/>\nrivendicazioni prettamente studentesche devono essere avanzate<br \/>\nmediante una duratura opposizione politica e sociale agli apparati<br \/>\nche determinano la regressione delle condizioni presenti o comunque<br \/>\nla loro conservazione, intervenendo quindi su tutti i livelli<br \/>\ndell&#8217;amministrazione dell&#8217;istruzione pubblica: facolt\u00e0, atenei,<br \/>\nprovveditorati, amministrazioni locali, ministero\/i. Utilizzare delle<br \/>\nparole d&#8217;ordine chiare in una o pi\u00f9 piattaforme che non siano il<br \/>\nrisultato di trattative al ribasso, prassi di organismi concertativi<br \/>\nresponsabili di molte gravi sconfitte dei movimenti popolari degli<br \/>\nultimi decenni, ma bens\u00ec ambiziose, comprensive di punti e<br \/>\nrivendicazioni in pi\u00f9 ambiti e su pi\u00f9 livelli, dense di nodi di<br \/>\nrottura con una societ\u00e0 che deve essere contestualmente studiata e<br \/>\nanalizzata, per raggiungere una organica comprensione delle sue<br \/>\ncontraddizioni e quindi meglio argomentare le nostre alternative. Una<br \/>\nfase di studio costante e continuo che probabilmente, in questo<br \/>\nmomento, solo lo studentato attivo pu\u00f2 effettuare parallelamente<br \/>\nalla lotta ed alla opposizione, in attesa della crescita e<br \/>\ndell&#8217;acquisizione di coscienza delle masse all&#8217;interno del mondo del<br \/>\nlavoro, dei movimenti territoriali e dei (rari) luoghi di<br \/>\naggregazione sociale. Da questo punto di vista inutile farsi<br \/>\nillusioni: non ci sono grandi masse di studenti pronti a mettere e<br \/>\nmettersi in discussione cos\u00ec come non ci sono masse di lavoratori<br \/>\nche stanno aspettando le nostre parole per sollevarsi dal proprio<br \/>\nsfruttamento quotidiano. Ma anche per questo non bisogna attendere<br \/>\noltre: \u00e8 necessario riuscire a insinuare alcune cardinali<br \/>\nriflessioni anche al di l\u00e0 delle aule universitarie. In questo caso,<br \/>\nquindi, il ruolo del movimento studentesco \u00e8 quello di solidarizzare<br \/>\ncon tutte le lotte gi\u00e0 in atto, ed allo stesso tempo estendere le<br \/>\nproprie rivendicazioni e tentare di innescare crescita delle<br \/>\ncoscienze e nuove lotte, cercando di tramutarle da vertenziali a<br \/>\nsistematiche, offrendo quindi una prospettiva ed una programmaticit\u00e0<br \/>\nad oggi inesistente. Non si tratta di uno schiocco di dita, non \u00e8<br \/>\ndetto che come studenti raggiungeremo mai la maturit\u00e0 politica di<br \/>\ntentare e riuscire in questo scopo, ma ritengo che sia l&#8217;unico modo<br \/>\nche abbiamo per uscire dalla ghettizzazione settoriale in cui ogni<br \/>\ncategoria sociale si \u00e8 incastrata, condizione che si trasforma poi<br \/>\nin debolezza e che fa quindi comodo solo a chi in questi anni ha<br \/>\nperpetrato politiche antipopolari. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\">\u00c8<br \/>\nnecessario definire contestualmente quale non dovrebbe essere il<br \/>\nruolo degli studenti e del movimento studentesco, soprattutto<br \/>\nriflettendo sulla cattiva abitudine di attribuire ad esso ed alla<br \/>\npolitica in generale, valore solo ed esclusivamente in virt\u00f9 di<br \/>\nconstatazioni tecniche. \u00c8 stato spesso imputato, soprattutto ai<br \/>\nmovimenti popolari dell&#8217;ultimo decennio, di essere compagini<br \/>\nesclusivamente del \u201cno\u201d, capaci quindi solo di opporsi e non di<br \/>\nproporre alternative. Questo ha avuto il positivo effetto di rendere<br \/>\npi\u00f9 organiche la formulazione delle ragioni ed effettivamente meglio<br \/>\nstrutturate le alternative proposte, ma in molti casi ha costretto i<br \/>\nlaboratori politici a cimentarsi in ambiti puramente tecnicistici per<br \/>\ncui, legittimamente, ci si \u00e8 trovati spesso inadeguati, con<br \/>\nconseguente perdita di tempo e risorse e successiva perdita degli<br \/>\nobiettivi e degli scopi politici, assolutamente primari. Nella<br \/>\nspecifica studentesca, sia chiaro che non sta agli studenti<br \/>\nriscrivere regolamenti, statuti, piani di studi, redigere il bilancio<br \/>\ndegli atenei o meglio gestire le risorse stanziate per o dal<br \/>\nministero dell&#8217;istruzione (&#8230;), le mansioni di questo tipo devono<br \/>\nessere indirizzate dalla politica, non svolte da essa. Si pu\u00f2 per<br \/>\nesempio sottolineare che le risorse finanziarie tagliate<br \/>\nall&#8217;universit\u00e0 vengano di fatto dirottate (o colpevolmente lasciate)<br \/>\nin altri ambiti, in quanto  definanziare l&#8217;istruzione per finanziare<br \/>\narmamenti (per citare una delle destinazioni) \u00e8 un dato politico<br \/>\nprima che economico, non per questo pu\u00f2 essere compito del movimento<br \/>\nstudentesco riscrivere la manovra finanziaria di qualsivoglia<br \/>\ngoverno; cos\u00ec come denunciare un percorso di studi nozionistico,<br \/>\nacritico, frenetico, fallimentare, non pu\u00f2 implicare la<br \/>\nresponsabilit\u00e0 di riscrivere regolamenti di facolt\u00e0, corsi di<br \/>\nlaurea, piani di studi eccetera. Il nostro ruolo \u00e8 quello di<br \/>\nproporre e rivendicare un altro modello di universit\u00e0, un&#8217;altra<br \/>\nstrategia di investimento del denaro pubblico, un&#8217;altra logica nelle<br \/>\nnormative del lavoro, un&#8217;altra societ\u00e0. Fra l&#8217;altro, l&#8217;accettazione<br \/>\ndi obiezioni tecniche all&#8217;interno di un movimento che effettua delle<br \/>\nrivendicazioni politiche, \u00e8 sintomatico di una mancata chiarezza<br \/>\ninterna: un&#8217;opposizione politica, infatti, trascende assolutamente<br \/>\ndalla tecnica, in quanto intende mettere in discussione le ragioni<br \/>\nalla base delle scelte, non la loro efficacia. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\">La<br \/>\npolitica, pi\u00f9 opportunamente, dovrebbe far uso di risorse tecniche<br \/>\ncome strumento empirico di valutazione delle scelte politiche o dei<br \/>\nloro effetti, organico ad un impianto di valutazione generale, libero<br \/>\ne popolare. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><strong>Appendice<br \/>\n2 : analisi della <em>politica tecnicista <\/em><span style=\"font-style: normal\">nel<br \/>\npensiero unico<\/span><\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\">Parte<br \/>\ndella confusione nell&#8217;interazione tra politica \u00e8 tecnica ha una base<br \/>\nfortemente legata alle pratiche delle burocrazie istituzionali che ci<br \/>\ngovernino ed alla loro <em>monoliticit\u00e0 politica<\/em>: non essendoci<br \/>\neffettivamente diversi punti di vista politici nell&#8217;analisi e nella<br \/>\nrisoluzione generale delle questioni che riguardano l&#8217;amministrazione<br \/>\ndel paese come del singolo comune, la competizione tra pi\u00f9 parti<br \/>\npolitiche avviene non sul campo politico, ma sul campo tecnico:<br \/>\nquesto fa si che un politico sia <em>un bravo politico<\/em> se le<br \/>\nsoluzioni da lui proposte, nel ristretto ambito di mobilit\u00e0<br \/>\nliberista, siano (o sembrino) pi\u00f9 efficaci delle soluzioni di un<br \/>\naltro politico. Ad esempio, il confronto elettorale si basa di fatto<br \/>\nsu due principi fondamentali:<\/span><\/span><\/p>\n<ol>\n<li>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\">la capacit\u00e0 di presentare come credibili le proprie<br \/>\npromesse<\/span><\/span><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\">l&#8217;efficacia tecnica delle soluzioni proposte<\/span><\/span><\/p>\n<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\">Sia<br \/>\nchiaro che si tratta di una efficacia assolutamente relativa,<br \/>\nlimitata a priori da presupposti politici inviolabili e dalle<br \/>\nrelative conseguenze reali. Il dibattito parlamentare (e mediatico)<br \/>\nrispecchia costantemente queste caratteristiche. Non vi \u00e8 analisi,<br \/>\nnon vi \u00e8 proposta tecnica organica ad una proposta politica, non vi<br \/>\n\u00e8 la messa in discussione di null&#8217;altro che dei diritti acquisiti<br \/>\ndalle masse, unico bacino di acquisizione delle risorse necessarie<br \/>\nper il sostenimento del sistema mondiale. \u00c8 una naturale conseguenza<br \/>\ndel pensiero unico, ovvero dell&#8217;egemonia politica e culturale del<br \/>\nneoliberismo in tutto l&#8217;occidente. Quasi ogni tipo di problematica<br \/>\nnon rappresenta spunto analitico radicale o discussione approfondita,<br \/>\nvengono aprioristicamente assunti tutti i concetti fondamentali di<br \/>\nsostegno e conseguenziali ad una societ\u00e0 basata sul profitto<br \/>\nprivato, e si affrontano quindi le scelte in base ad una gamma<br \/>\nlimitata e confrontandole in termini di efficacia e di costo,  quindi<br \/>\nin termini tecnici. Tuttalpi\u00f9 viene tenuto in considerazione,<br \/>\nstrumentalmente, l&#8217;impatto sull&#8217;opinione pubblica di una data scelta.<br \/>\nIn pratica potremmo essere governati da ottimi economisti ed<br \/>\ningegneri che producano il massimo rapporto possibile tra costi e<br \/>\nrisultati dell&#8217;amministrazione di un paese data una predeterminata<br \/>\nanalisi politica, e probabilmente otterremmo dei risultati migliori<br \/>\ndi quelli ottenuti da una casta di politicanti ultra privilegiati,<br \/>\nper lo pi\u00f9 tecnicamente inadeguati, moralmente servili e servilisti.<br \/>\nSi noti, inoltre, come questo fattore dia la possibilit\u00e0 di<br \/>\npropagandare alcune misure come finalizzate alla risoluzione di<br \/>\ndeterminate problematiche, spesso socialmente sensibili, mentre in<br \/>\nrealt\u00e0 perseguono scopi diversi o addirittura contrari. Questo \u00e8<br \/>\npossibile grazie alla <em>banalizzazione tecnicistica<\/em> dei contesti<br \/>\nconseguente all&#8217;assunzione di principi politici ed economici<br \/>\npredeterminati. Per meglio comprendere, si pensi alla precarizzazione<br \/>\ndei contratti di lavoro: essa \u00e8 stata presentata come la soluzione<br \/>\nalla rigidit\u00e0 del mercato del lavoro italiano che limita la libert\u00e0<br \/>\nd&#8217;impresa, quindi la crescita economica del paese, conseguentemente<br \/>\ndei cittadini, una misura, quindi, che dovrebbe migliorare le<br \/>\ncondizioni della popolazione. Il ch\u00e9 \u00e8 in parte vero, contratti<br \/>\ngarantiti ed a tempo indeterminato comportano un costo per imprese ed<br \/>\nindustrie, quindi ostacolo agli investimenti nazionali ed<br \/>\ninternazionali e freno per la crescita economica di un paese,<br \/>\nliberista. All&#8217;interno dell&#8217;unione europea, liberista. In regime di<br \/>\nglobalizzazione, liberista. Oggi aggiungiamo in piena crisi,<br \/>\nliberista. Dunque, per favorire la \u201ccrescita\u201d del paese, dovendo<br \/>\nessere governati dai mercati e non dai bisogni, si privano<br \/>\nlavoratori, famiglie e giovani delle garanzie di un lavoro sicuro,<br \/>\nrendendo il futuro irrimediabilmente precario per gran parte della<br \/>\npopolazione. Nonostante questo, \u00e8 stato possibile effettuare una<br \/>\npropaganda positiva per tali misure che, seppur non ha convinto<br \/>\ntutti, ne ha di certo attutito e dilazionato l&#8217;impatto sociale.<br \/>\nQuesta contraddizione, purtroppo resa poco evidente dalle<br \/>\nestemporanee opposizioni parlamentari votate, si ritrova in pressoch\u00e9<br \/>\ntutte le riforme e gli \u201cammodernamenti\u201d varati da governi di<br \/>\nqualsiasi colore, ed in qualunque ambito. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><strong>Cosa<br \/>\nsiamo, cosa vogliamo essere?<\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\">Durante<br \/>\ni pochi mesi in cui il movimento studentesco si \u00e8 sviluppato,<br \/>\nabbiamo assistito all&#8217;aggregazione di forze sociali nuove e<br \/>\nparticolarmente diverse, fenomeno assolutamente normale e necessario<br \/>\nper la vita di un movimento. Ci si \u00e8 incontrati e raccolti intorno<br \/>\nalla semplice contrariet\u00e0 ad un provvedimento normativo, la legge<br \/>\n133, ma internamente al movimento sono sorti spontaneamente domande<br \/>\ninteressanti e termini sbalorditivi. A molte di queste domande<br \/>\ndobbiamo ancora rispondere, \u00e8 probabilmente giusto svilupparci<br \/>\nattraverso l&#8217;esperienza ed il confronto tra le individualit\u00e0, che<br \/>\nfavorisca poi effettivamente la formazione di una forza collettiva e<br \/>\ncoesa. Partendo da questo presupposto, \u00e8 utile iniziare a porre dei<br \/>\nquesiti. \u00c8 rispuntata nel movimento, probabilmente pi\u00f9 per \u201csentito<br \/>\ndire\u201d che per effettiva concezione, la parola <em>rivoluzione<\/em><span style=\"font-style: normal\">,<br \/>\ntrovo necessario dar vita a delle riflessioni partendo proprio da<br \/>\nquesto: noi<\/span> siamo un movimento rivoluzionario? In caso<br \/>\ncontrario, che movimento siamo? Che movimento vogliamo essere?<br \/>\nNaturalmente buona parte della caratterizzazione di un movimento<br \/>\nscaturisce dall&#8217;analisi generale che esso assume come propria. Come<br \/>\ndetto il punto di convergenza tra tutti noi \u00e8 stata la contrariet\u00e0<br \/>\nad un provvedimento normativo di natura finanziaria, ma<br \/>\nnell&#8217;interpretazione della matrice di quel provvedimento possiamo<br \/>\nconsumare gi\u00e0 una prima distinzione. <\/span><\/span><\/p>\n<ol>\n<li>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\">Possiamo considerare la legge 133 come la<br \/>\nmanifestazione di una cattiva intenzione da parte di una fetta della<br \/>\nclasse dirigente del paese, di natura quindi contingente, sporadica<br \/>\no partitica.<\/span><\/span><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\">Possiamo considerare la legge 133 come la continuazione<br \/>\ndi una politica decennale di smantellamento dell&#8217;istruzione pubblica<br \/>\nda parte di tutta la classe politica istituzionale del paese, il ch\u00e9<br \/>\nconfigurerebbe la questione come grave, ampia, ma comunque<br \/>\nprettamente politica<\/span><\/span><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\">Possiamo inquadrare tale smantellamento come l&#8217;ovvia<br \/>\nconseguenza di una societ\u00e0 che va via via assumendo la forma di una<br \/>\ngiungla finanziaria in virt\u00f9 del suo fondamentale motore: il<br \/>\nprofitto privato.<\/span><\/span><\/p>\n<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\">Non<br \/>\nbanalizziamo, non \u00e8 una domanda a risposta a multipla, ne tre righe<br \/>\npossono essere esaustive di argomentazioni tanto complesse e ampie,<br \/>\ntuttavia \u00e8 evidente come gi\u00e0 queste tre semplici opzioni<br \/>\ncaratterizzino non poco un qualsivoglia movimento o forza sociale. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\">Personalmente<br \/>\nritengo che l&#8217;ipotesi giusta sia anche la peggiore. Come studenti non<br \/>\nabbiamo da lottare contro un provvedimento, una serie di<br \/>\nprovvedimenti, un ministro, un governo. Essi infatti non sono altro<br \/>\nche la facciata, il braccio della fondamentale necessit\u00e0 del sistema<br \/>\ndi autoconservarsi, mantenendo e rafforzando i regimi di mercato, la<br \/>\nrealizzazione dei profitti, il controllo su territori e popoli. Si \u00e8<br \/>\nspesso contrapposto alla condizione di <\/span><span style=\"font-size: small\"><em>totalitarismo<\/em><\/span><span style=\"font-size: small\"><span style=\"font-style: normal\">,<\/span><\/span><span style=\"font-size: small\"><br \/>\nattribuito al fascismo quanto allo stato sovietico, la condizione di<br \/>\nordinamento democratico o regime di libero mercato. Questo \u00e8  falso<br \/>\ne strumentale, il regime di libero mercato \u00e8 di fatto totalitarismo<br \/>\ndel mercato, che regola direttamente e indirettamente ogni aspetto<br \/>\ndella vita individuale e collettiva, manovra e indirizza la politica<br \/>\nstatale e sovrastatale, inoltre, non essendo mai stato in condizione<br \/>\ndi perfetta concorrenza (condizione che anche gli economisti<br \/>\nliberisti non posso che ritenere ideale, quindi irraggiungibile), si<br \/>\ntramuta in regime oligarchico, in mano ai soggetti di mercato pi\u00f9<br \/>\nforti che, grazie al mercato stesso, consolidano sempre pi\u00f9 la loro<br \/>\nposizione. Analizzando le condizioni teorizzate da Gianni Oliva,<br \/>\nignorando ovviamente i suoi attuali ruoli istituzionali, per definire<br \/>\nun totalitarismo, non possiamo che realisticamente includere lo stato<br \/>\ndi cose presente in questa sfera:<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<ol>\n<li>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><br \/>\nConcentrazione del potere in capo<br \/>\nad un&#8217;oligarchia inamovibile e politicamente irresponsabile<br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><br \/>\nImposizione di una ideologia<br \/>\nufficiale<br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><br \/>\nPresenza di un partito unico di<br \/>\nmassa<br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><br \/>\nControllo delle forze operanti<br \/>\nnello Stato (polizia) ed uso del terrore<br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<\/li>\n<li><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><br \/>\nCompleto controllo della comunicazione e dell&#8217;informazione.<br \/>\n<\/span><\/span><\/li>\n<\/ol>\n<p><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><br \/>\nLo stato di cose presente ha raggiunto quasi nella<br \/>\ntotalit\u00e0 tutte le condizioni elencate, o si sta avvicinando ad<br \/>\nesaudirle, ma in maniera molto pi\u00f9 raffinata e subdola dei<br \/>\ntotalitarismi riconosciuti ufficialmente come tali. Innanzitutto si<br \/>\nstruttura come sovranazionale, risulta quindi impalpabile e poco<br \/>\nidentificabile, inoltre realizza attraverso forme apparentemente<br \/>\ndiverse quanto si prefigge di ottenere. Un partito unico, per<br \/>\nesempio, sarebbe eccessivamente discutibile e vistoso agli occhi<br \/>\ndell&#8217;opinione pubblica, il bipolarismo invece, propagandato con la<br \/>\nretorica della governabilit\u00e0 e dello scioglimento delle antiche<br \/>\n\u201ccortine di ferro\u201d, risulta facilmente commestibile per<br \/>\nl&#8217;opinione pubblica e realizza in pieno lo scopo, garantito infatti<br \/>\ndall&#8217;alternanza di due apparati differenti nell&#8217;immagine, ma che<br \/>\nrealizzano esattamente la medesima politica economica, lasciando che<br \/>\nil paese si confronti solo su questioni secondarie o specifiche e si<br \/>\ndivida, miope, nelle campagne elettorali. L&#8217;imposizione di<br \/>\nun&#8217;ideologia \u00e8 ancora meglio architettata, perch\u00e9 mascherata da<br \/>\nanti-ideologia. Viene infatti etichettato come dietrologico,<br \/>\ntotalitario, inadeguato, vecchio, qualsiasi richiamo a ideologie di<br \/>\nstampo politico e culturale, sfoggiando un pi\u00f9 populista e<br \/>\ncomprensibile pragmatismo su qualsivoglia questione, con cui vengono<br \/>\ngiustificate oggi misure di ogni tipo. Innanzitutto l&#8217;anti-ideologia<br \/>\n\u00e8 di per se un concetto ideologico, ma il <em>pensiero<br \/>\nunico, <\/em><\/span><span style=\"font-style: normal;font-size: small\">quindi<br \/>\nil liberismo,<\/span><span style=\"font-size: small\"><em> <\/em><\/span><span style=\"font-style: normal;font-size: small\">\u00e8<br \/>\ndi fatto il dettame ideologico della nostra realt\u00e0, la cui mancata<br \/>\netichettatura \u201cideologica\u201d risulta utile per due motivi: il<br \/>\nriconoscimento dell&#8217;ideologia liberista la farebbe rientrare nel<br \/>\ncampo di tutte le altre ideologie, creerebbe quindi delle potenziali<br \/>\nalternative; non definire quella dominante come un&#8217;ideologia<br \/>\nfavorisce, inoltre, l&#8217;effettiva soppressione delle potenziali<br \/>\nalternative, definendo la nostra societ\u00e0 come <\/span><span style=\"font-size: small\"><em>post-<\/em><\/span><span style=\"font-style: normal;font-size: small\">ideologica,<br \/>\nsottintendendo quindi il superamento di tutte le ideologie<br \/>\nprecedentemente sperimentate o diffuse. <\/span><span style=\"font-size: small\">Si potrebbe<br \/>\ncos\u00ec argomentare ogni singolo punto tra quelli elencati da Oliva,<br \/>\npassando attraverso le stragi di stato, la violenza di piazza, la<br \/>\npropriet\u00e0 dei mezzi di informazione ed altre questioni da<br \/>\napprofondire probabilmente in testi a parte. Tornando alla questione<br \/>\niniziale, le destrutturazioni universitarie, cos\u00ec come quelle del<br \/>\nmondo del lavoro, della giustizia, come le questioni internazionali e<br \/>\naltro ancora, non sono altro che sfaccettature dello stesso sistema<br \/>\ntotalitario di potere centralizzato e gerarchizzato, per lo pi\u00f9, in<br \/>\ndiversi consigli d&#8217;amministrazione aziendali. Se questa fosse<br \/>\nl&#8217;assunzione del movimento studentesco e non di una sua parte o di un<br \/>\nsuo singolo componente, allora esso non potrebbe che definirsi<br \/>\nrivoluzionario.<br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><br \/>\nMa cosa significa essere rivoluzionari? Anche questo<br \/>\nimplicherebbe probabilmente lunghi testi a parte, mi preme solo<br \/>\nconfutare alcune facili strumentalizzazioni. Il termine infatti viene<br \/>\nsubito etichettato come violento, o ridicolizzato banalmente: \u201cdove<br \/>\nli avete nascosti i fucili?\u201d. \u00c8 una vecchia pratica, purtroppo la<br \/>\nsua fonte non \u00e8, formalmente, ne conservatrice ne liberista, anzi.<br \/>\nIn ogni caso essere rivoluzionari significa, almeno, avere<br \/>\nl&#8217;intenzione di cambiare lo stato di cose presente attraverso la<br \/>\nmessa in discussione delle sua fondamenta. Essere rivoluzionari,<br \/>\npurtroppo, non \u00e8 mai stata e non sar\u00e0 mai una scelta, \u00e8 una<br \/>\nnecessit\u00e0, dettata dall&#8217;immutabilit\u00e0 sostanziale delle condizioni<br \/>\ndell&#8217;umanit\u00e0 all&#8217;interno dello stato di cose stesso.<br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><br \/>\nE qualora un movimento non si definisca<br \/>\nrivoluzionario, che movimento \u00e8?<br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><br \/>\nPotrebbe essere un movimento vertenziale, che si<br \/>\nmuove dunque nell&#8217;ottica di una singola rivendicazione o di un gruppo<br \/>\ndi rivendicazioni omogenee, che assuma quindi forma corporativista o<br \/>\nsettoriale. Potrebbe essere un movimento riformista, che intende<br \/>\nquindi cambiare le proprie condizioni attraverso la spinta verso il<br \/>\nvaro di riforme da parte di istituzioni o organismi che risultino,<br \/>\nquindi, a loro volta riformisti, per scelta o per condizioni<br \/>\ncontingenti. Sarebbe di certo molto pi\u00f9 semplice. Trovo francamente<br \/>\ndifficile debellare la logica stessa che oggi regola il rapporto tra<br \/>\ngli uomini attraverso una riforma, cos\u00ec come credo che degli<br \/>\nobiettivi raggiunti attraverso questi strumenti, se non supportati da<br \/>\nuna continua salvaguardia quindi da una costante mobilitazione,<br \/>\nvengano successivamente erosi, risucchiati e cancellati<br \/>\nautomaticamente col passare del tempo da quegli stessi organi che<br \/>\nprecedentemente, costretti dalle mobilitazioni, li avevano varati. \u00c8<br \/>\nun processo semplice quanto frequente: non minacciando le fondamenta<br \/>\ndi un&#8217;organizzazione di potere, ma rivendicando semplicemente il<br \/>\nmiglioramento delle condizioni popolari, per esempio, \u00e8 possibile,<br \/>\nin base alla propria forza, ricevere delle concessioni che vadano<br \/>\nnella direzione da noi desiderata e, addirittura, in direzione<br \/>\ncontraria a quella sancita dalle fondamenta della societ\u00e0 stessa.<br \/>\nQualora la forza delle rivendicazioni successivamente fiacchi,<br \/>\nessendo rimasta immutata la natura e l&#8217;organizzazione del potere, \u00e8<br \/>\nnaturale per quest&#8217;ultimo prodigarsi per il riallineamento delle<br \/>\ndirezioni e la riconquista del terreno perduto, con i mezzi e gli<br \/>\nstrumenti che riterr\u00e0 opportuni. Tutti gli obiettivi raggiunti con i<br \/>\ngrandi movimenti popolari (anche internazionali) nel &#8217;68 e negli anni<br \/>\nsettanta ne sono una prova evidente e in evoluzione sotto i nostri<br \/>\nocchi: lentamente ma inesorabilmente lo stato, o chi per lui, sta<br \/>\nriassorbendo tutte le conquiste ottenute da e per lavoratori e<br \/>\nstudenti, oltre le rivendicazioni in ambito culturale e<br \/>\ninternazionale (conflitti bellici, laicit\u00e0, femminismo eccetera).<br \/>\nNon mi trovo attratto da nessuna delle due ultime ipotesi, ma che si<br \/>\napra il dibattito nel movimento \u00e8 necessario per la nostra forza e<br \/>\nper la nostra consapevolezza.<br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"> <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><strong>Apoliticit\u00e0, partitofobia, nuovismo<\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"> <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><br \/>\nIl movimento<br \/>\nstudentesco, rispecchiando naturalmente la societ\u00e0 civile ed in<br \/>\nparticolare le giovani generazioni, \u00e8 stato caratterizzato<br \/>\ninizialmente da una forte apoliticit\u00e0. \u00c8 l&#8217;ovvia conseguenza di una<br \/>\npolitica istituzionale distante, subdola, egoista, ma vista come<br \/>\nl&#8217;unica politica possibile ed esistente. \u00c8 necessario riprendere<br \/>\npossesso e coscienza anche di questo importante termine, anzi<br \/>\nconcetto: la politica \u00e8 quella che si occupa delle istanze dei<br \/>\npopoli e dei territori, col fine di esaudirne i bisogni, ascoltarne<br \/>\nla volont\u00e0, regolarne in base ad essa parte dei diritti e dei<br \/>\ndoveri. Questa semplice descrizione esclude le burocrazie<br \/>\nparlamentari attuali dalla sfera della politica stessa, ed investe<br \/>\nmomenti come quelli vissuti negli ultimi mesi dal movimento<br \/>\nstudentesco, di tutta la responsabilit\u00e0 e l&#8217;importanza che la<br \/>\npolitica incarna, come una delle poche istanze di politica reale<br \/>\nmessa in atto di questi tempi. Da qui l&#8217;esigenza di riacquisire e<br \/>\nsocializzare il significato ed il concetto del <em>fare politica<\/em><\/span><span style=\"font-style: normal;font-size: small\">,<br \/>\nriappropriarsi quindi della politica stessa partendo dal basso,<br \/>\nl&#8217;unica modalit\u00e0 del resto possibile per insinuarsi in un contesto<br \/>\naltrimenti stagnante e rigidamente bloccato dalle gerarchie e le<br \/>\nconvenienze. Smettere dunque di essere apolitici, anzi, rivendicare a<br \/>\nse la politica attraverso la partecipazione, strumento indissolubile<br \/>\ndi crescita individuale e collettiva, che implica ascolto, proposta,<br \/>\nconfronto, decisione. Fare politica significa anche<br \/>\nimprescindibilmente <\/span><span style=\"font-size: small\"><em><strong>schierarsi<\/strong><\/em><\/span><span style=\"font-style: normal;font-size: small\">.<br \/>\nMa schierarsi per chi, per cosa? Ovviamente questo testo non ha lo<br \/>\nscopo di propagandare una organizzazione, un&#8217;associazione, un<br \/>\npartito, un centro sociale, un movimento, un sindacato o cose simili,<br \/>\nbens\u00ec di analizzare, proporre, offrire spunti di riflessione, di<br \/>\ndiscussione, perch\u00e9 no, provocare. Non conseguente, ma addirittura<br \/>\nantecedente alla apoliticit\u00e0 di cui probabilmente \u00e8 anticipatrice,<br \/>\nesiste una diffusa partitofobia. La responsabilit\u00e0 di questo<br \/>\nfenomeno probabilmente \u00e8 da attribuire, pi\u00f9 che alle burocrazie in<br \/>\ngenerale, alle organizzazioni della <\/span><span style=\"font-size: small\"><em><strong>sinistra<\/strong><\/em><\/span><span style=\"font-style: normal;font-size: small\">,<br \/>\nche pi\u00f9 di altre, per indole ideologica, hanno catalizzato<br \/>\nl&#8217;attenzione e le speranze delle masse, purtroppo tradendole<br \/>\nripetutamente nel corso della storia. Il risentimento scaturito da<br \/>\ntali episodi, che fra l&#8217;altro continuano a consumarsi anche durante<br \/>\nla stesura del testo, ha per\u00f2 provocato degli equivoci che pesano<br \/>\nsul presente e rallentano la riorganizzazione delle masse nonch\u00e9<br \/>\nl&#8217;acquisizione di una coscienza critica collettiva. In primo luogo si<br \/>\nidentificano le <\/span><span style=\"font-size: small\"><em>idee<\/em><\/span><span style=\"font-style: normal;font-size: small\"><br \/>\ncon le <\/span><span style=\"font-size: small\"><em>organizzazioni<\/em><\/span><span style=\"font-style: normal;font-size: small\">:<br \/>\n<\/span><span style=\"font-size: small\"><em>tradimento delle organizzazioni<\/em><\/span><span style=\"font-style: normal;font-size: small\"><br \/>\nimplica <\/span><span style=\"font-size: small\"><em>tradimento delle idee<\/em><\/span><span style=\"font-style: normal;font-size: small\">.<br \/>\nAssolutamente illogico: sono le organizzazioni che si identificano<br \/>\nnelle idee e ne seguono i principi; qualora questo non avvenga, ne<br \/>\nconsegue il tradimento delle istanze che l&#8217;organizzazione si<br \/>\nprefiggeva di difendere <\/span><span style=\"font-size: small\"><em><strong>e<\/strong><\/em><\/span><span style=\"font-style: normal;font-size: small\"><br \/>\ndelle idee in cui si identificava. Sono dunque le <\/span><span style=\"font-size: small\"><em>idee di<br \/>\nsinistra<\/em><\/span><span style=\"font-style: normal;font-size: small\"> le tristi compagne<br \/>\ndelle masse ad essere state tradite pi\u00f9 volte nella storia passata e<br \/>\nrecente. Di quali idee stiamo parlando? Uguaglianza, parit\u00e0,<br \/>\ncoesistenza, pace,  giustizia, emancipazione, libert\u00e0. \u00c8 dunque<br \/>\nl&#8217;<\/span><span style=\"font-size: small\"><em>organizzazione<\/em><\/span><span style=\"font-style: normal;font-size: small\"> la<br \/>\npecca della sinistra? \u00c8 lo strutturarsi, stabilendo ruoli, rapporti<br \/>\ned una linea generale comune che causa la costante decaduta della<br \/>\ncoerenza delle organizzazioni e la conseguente deriva? Per qualcuno<br \/>\nsi. Si diffondono quindi relazioni e concezioni spontanee,<br \/>\nindefinite, assolutamente orizzontali, principi del tutto<br \/>\ncondivisibili da un punto di vista teorico, tuttavia esse si<br \/>\ntraducono anche in pratiche assolutamente dispersive e quindi<br \/>\ninefficaci e non incidenti. \u00c8 la conseguenza della concezione che<br \/>\nrende organizzazione sinonimo di indemocraticit\u00e0, fra l&#8217;altro<br \/>\nproponendo dei modelli che si sono rilevati empiricamente<br \/>\nindemocratici e altrettanto \u201ctraditori\u201d. Non stabilendo, infatti,<br \/>\nnessuna regolamentazione nei rapporti di interlocuzione all&#8217;interno<br \/>\ndi un qualsivoglia movimento, essi diventano terreno fertile per<br \/>\nleaderismi e individualismo diffuso, sostituendo a dei ruoli<br \/>\nesplicitati democraticamente, dei ruoli impliciti e, quindi,<br \/>\nindemocratici. Ma \u00e8 mai avvenuto il tradimento di un modello simile<br \/>\nnei confronti delle masse o delle istanze che si poneva di difendere?<br \/>\nNo, \u00e8 ovvio. Non esistendo definizione strutturale,  riconoscibilit\u00e0<br \/>\nsimbolica e interlocuzione collettiva con l&#8217;esterno mediante<br \/>\nstrumenti comuni ed unitari, qualsiasi tipo di \u201ctradimento\u201d non<br \/>\npu\u00f2 essere attribuito a compagini, modelli o idee, tuttalpi\u00f9 viene<br \/>\nattribuito a individui o gruppi di individui. Il colpevole errore di<br \/>\ngran parte delle organizzazioni che ha prodotto questo comprensibile<br \/>\nrifiuto, consiste nell&#8217;essere state organizzate, effettivamente, in<br \/>\nmodo indemocratico, il ch\u00e9 per\u00f2 non \u00e8 affatto consequenziale alla<br \/>\nsana pratica di organizzarsi, strutturarsi e stabilire delle linee<br \/>\ncomuni ed unitarie, quindi efficaci; vi \u00e8 tuttalpi\u00f9 l&#8217;esigenza di<br \/>\nfarlo col presupposto del rispetto, della democrazia interna e,<br \/>\nconcetto assolutamente estraneo a molti di noi, dell&#8217;accettazione<br \/>\ndella minoritariet\u00e0. \u00c8 infatti questa la fondamentale dote che<br \/>\ncaratterizza una collettivit\u00e0 matura che decide di organizzarsi:<br \/>\nl&#8217;accettazione della possibilit\u00e0 di poter essere minoranza<br \/>\nall&#8217;interno dell&#8217;organizzazione, ovviamente dopo un libero confronto<br \/>\ne senza violare i principi imprescindibili dell&#8217;organizzazione<br \/>\nstessa. Al di l\u00e0 di questa basilare differenziazione, ci si muove<br \/>\nnell&#8217;ambito che fra l&#8217;altro caratterizza la logica che ci poniamo di<br \/>\ncontrastare e declina la societ\u00e0 stessa che intendiamo cambiare:<br \/>\nl&#8217;individualismo. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;color: #ffffff\"><span style=\"color: #000000\"><br \/>\nI motivi descritti<br \/>\nprecedentemente hanno provocato, fuori e dentro gli ambiti di<br \/>\npartecipazione politica e sociale, un istintivo astio verso pratiche<br \/>\ngi\u00e0 sperimentate e purtroppo fallite. Supportato dalla quotidianit\u00e0<br \/>\nin continua mutazione formale, in preda a dinamiche superficiali,<br \/>\nartificiali e camaleontiche che nascondo una realt\u00e0 assolutamente<br \/>\nstatica, consolidata e con pochi spazi di libert\u00e0 individuale,<br \/>\nesiste nei movimenti una certa tendenza <em><strong>nuovista<\/strong><\/em>, che<br \/>\nintende <em>attualizzare<\/em> ogni forma e sostanza politica attraverso<br \/>\nl&#8217;azzeramento di tutte quelle precedenti. Viviamo cos\u00ec<br \/>\nl&#8217;<em>attualizzazione<\/em> terminologica, analitica, pratica,<br \/>\ncomunicativa, etichettando tutto quanto gi\u00e0 proposto in precedenza<br \/>\ncome vecchio, retrogrado, vetero. Abbiamo sperimentato addirittura,<br \/>\ndurante una delle ultime assemblee, come possa essere considerata<br \/>\ninadeguata un&#8217;analisi (sottoforma di documento) poich\u00e9 rispecchiava<br \/>\nrivendicazioni \u201c<em><strong>vecchie di un mese\u201d<\/strong><\/em>. Questo \u00e8 un<br \/>\nevidente sintomo di come i frenetici tempi di vita (da catena di<br \/>\nmontaggio), soprattutto in ambito  universitario, si siano insinuati<br \/>\nnella nostra psicologia e nei nostri ragionamenti. Cos\u00ec come vi \u00e8<br \/>\nsempre la ricerca di termini nuovi affinch\u00e8 i concetti veicolati<br \/>\nrisultino maggiormente fruibili o accattivanti. Si scade, purtroppo<br \/>\nmolto spesso, nella ricerca di una forma adatta e gradevole a scapito<br \/>\ndei contenuti veicolati, in perfetta sintonia con la societ\u00e0<br \/>\ndell&#8217;immagine in cui viviamo. Inoltre si tende ad effettuare delle<br \/>\nsoppressioni terminologiche solo in base alla datazione o all&#8217;uso<br \/>\nfrequente, letteralmente inseguendo la regressione lessicale nelle<br \/>\nmasse, non contrastandola. Attualizzare le analisi, le proposte, la<br \/>\nloro diffusione, conseguentemente la terminologia e l&#8217;immagine, \u00e8<br \/>\nnecessario come necessaria \u00e8 la cura dei contenuti e la verifica<br \/>\ndell&#8217;effettiva necessit\u00e0 di rinnovo di concetti, assunzioni e<br \/>\nmodalit\u00e0 di esposizione, diffidando dunque dalla diffusa tendenza<br \/>\nnuovista del rinnovo ad ogni costo, di forme e contenuti, ma<br \/>\nevolvendo quando possibile quelle fondamentalmente ancora valide.<\/span><br \/>\n<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riflessioni sul movimento studentesco Cosa stiamo vivendo? Non possiamo non essere realisti, viviamo giorni ingloriosi. 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