{"id":13,"date":"2010-03-16T01:32:11","date_gmt":"2010-03-16T00:32:11","guid":{"rendered":"http:\/\/resistente.noblogs.autistici.org\/post\/2010\/03\/16\/considerazioni-sulla-nota-160\/"},"modified":"2010-08-22T00:52:26","modified_gmt":"2010-08-21T22:52:26","slug":"considerazioni-sulla-nota-160","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/resistente.noblogs.org\/?p=13","title":{"rendered":"Considerazioni sulla Nota 160"},"content":{"rendered":"<p><strong>A proposito della nota 160 del 4 settembre 2009<\/strong><\/p>\n<p>di Flavio Stasi<\/p>\n<p>Studente della Facolt\u00e0 di Ingegneria, Universit\u00e0 della Calabria<\/p>\n<p><strong>Nota<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel tempo del \u201crumore\u201d libero della rete contrapposto alla orripilante sinfonia proprietaria dei mezzi comunicativi di massa, anche coloro che fanno militanza politica sono ormai pi\u00f9 abituati a leggere e criticare le analisi altrui piuttosto che sforzarsi di farne delle proprie e collettivizzarle. Collettivizzare significa confrontarsi apertamente in assemblee ed incontri, quindi mettersi in discussione. Per questo \u00e8 desiderio dell&#8217;autore che questo breve scritto venga discusso, corretto, migliorato e superato da confronti e approfondimenti, nonch\u00e9 da ulteriori documenti, in quanto ha l&#8217;aspirazione di essere solo un umile spunto di discussione. <!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>1. Introduzione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il 4 settembre 2009 il ministro Gelmini ha diffuso una nota ministeriale, protocollo 160, che sta generando discussione in tutte le facolt\u00e0 del paese, in vista della riorganizzazione dei corsi di laurea.<br \/>\nCome movimento studentesco (e non solo), nella prospettiva di incidere all&#8217;interno dei consigli di facolt\u00e0, ho ritenuto necessario analizzare la suddetta nota per fornire delle indicazioni utili, quanto meno, a non commettere errori di ignoranza.<br \/>\nLe valutazioni politiche sulla nota stessa non possono essere definitive n\u00e9 esaustive, in quanto ognuno degli argomenti richiede ulteriori approfondimenti.<br \/>\nL&#8217;autore si scusa in anticipo per eventuali cattive interpretazioni dei testi normativi, i quali spesso sono contorti e contraddittori tra loro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La parte effettivamente normativa della nota 160 consiste, di fatto, esclusivamente degli allegati. Tuttavia il corpo della stessa contiene degli interessanti spunti di riflessione che val la pena esprimere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>2. I risultati della riforma ed il costo dell&#8217;universit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La prima parte della nota insiste sugli effetti delle riforme didattiche, attuate in seguito alla Dichiarazione di Bologna in materia di armonizzazione dei sistemi formativi europei e, secondo la nota, al primo regolamento sull&#8217;autonomia didattica che dovrebbe essere il DM 509\/1999, firmato dal ministro Zecchino. In realt\u00e0 l&#8217;autonomia degli atenei nel sistema universitario italiano \u00e8 stata introdotta dalla legge 341 del 1990.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Aldil\u00e0 delle consuete nobili dichiarazioni di intenti, le quali infarciscono i primi paragrafi della nota, l&#8217;analisi dei risultati ottenuti attraverso il processo \u201criformatore\u201d iniziato con la Zecchino-Berlinguer offre rilevanti spunti di riflessione, nonch\u00e9 tracce della volont\u00e0 politica dei legislatori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>2.1\u00a0\u00a0 \u00a0Autonomia, concorrenza ed offerta formativa<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il paragrafo 3 sottolinea che la strada intrapresa per ottenere un utilizzo efficiente delle risorse pubbliche \u00e8 quella della competizione tra atenei, stimolata attraverso l&#8217;autonomia.<br \/>\nSi rende evidente, ancora una volta, come il ministero (da chiunque sia presieduto) non sia in grado di indirizzare il sistema universitario con criteri culturali, sociologici, scientifici e partecipativi, non facendo altro che alleggerirsi della responsabilit\u00e0 di disciplinarlo e sostenerlo, innescando tra gli atenei la medesima dinamica concorrenziale che caratterizza le attivit\u00e0 a scopo di lucro di un qualsiasi settore di mercato. \u00c8 evidente come il ruolo cruciale che svolge l&#8217;istituto universitario nello sviluppo storico, culturale e scientifico di una nazione (e oltre) non possa essere equilibrato attraverso la logica della concorrenza, soprattutto se impiantato in un sistema economico caratterizzato da rapporti di forza enormemente sbilanciati e invasivi della vita individuale e collettiva dell&#8217;intera popolazione. Quanti dal lontano 1990 denunciano la volont\u00e0 politica di asservire l&#8217;istruzione pubblica, quindi buona parte della produzione culturale e della ricerca del paese,\u00a0 alla logica oppressiva e selvaggia del mercato, tacciati per anni di catastrofismo o dogmatismo, come spesso accade, oggi vedono materializzarsi molte delle ipotesi intimate in quel frangente.<br \/>\nLa rincorsa alle risorse pubbliche dovrebbe fondarsi sulla qualit\u00e0 della propria offerta formativa: come vedremo in seguito, in questa come nelle precedenti legislature, la presunta valutazione dell&#8217;offerta formativa, tesa a meglio ripartire le risorse pubbliche, non ha niente a che vedere con criteri qualitativi, bens\u00ec si basa su inopportuni criteri quantitativi o addirittura contabili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>2.2\u00a0\u00a0 \u00a0Speculazione ed analisi dei costi dell&#8217;universit\u00e0 pubblica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Analizziamo i paragrafi 4 e 5. Se \u00e8 vero che, come i movimenti studenteschi avevano previsto e sostengono da tempo, le riforme non hanno ottenuto nessuno degli effetti auspicati dai loro sostenitori, contribuendo esclusivamente a favorire baronati accademici, la valutazione del ministero, riportata nella nota, risulta volutamente sproporzionata e strumentale. Come risaputo \u00e8 volont\u00e0 di questa legislatura tagliare drasticamente la spesa pubblica ed abbattere definitivamente lo stato sociale, istruzione pubblica compresa.<br \/>\nPer favorire tale proposito, la nota esprime la sostanziale stabilit\u00e0 dei tassi di passaggio[1], d&#8217;abbandono, di mobilit\u00e0 studentesca, degli studenti fuoricorso dal 1999 ad oggi, a fronte di un netto aumento dei costi sostenuti dal sistema universitario. Peccato che i primi siano espressi in termini percentuali, quindi in rapporto alla numerosit\u00e0 studentesca, mentre i secondi siano espressi in termini assoluti, tenendo conto soltanto dell&#8217;adeguamento al tasso d&#8217;inflazione.<br \/>\nLa speculazione statistica, ovvero la volont\u00e0 del ministero di \u201cdopare\u201d i dati a proprio vantaggio, risulta ancora pi\u00f9 evidente continuando a scorrere il paragrafo. Infatti, per valutare ulteriormente l&#8217;efficienza della spesa delle risorse pubbliche da parte degli atenei, vengono tirati fuori una serie di parametri, ovviamente negativi.\u00a0 Nell&#8217;ordine: risultati dei processi formativi appena esposti (?) ; risposta inefficiente alle esigenze di miglioramento qualitativo dell&#8217;offerta didattica; mancato incremento della attrattivit\u00e0 (?) dell&#8217;offerta didattica [2]. I costi dell&#8217;universit\u00e0 pubblica vengono osservati attraverso la lente d&#8217;ingrandimento, eppure l&#8217;aumento delle immatricolazioni non viene mai considerato n\u00e9 citato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>2.3\u00a0\u00a0 \u00a0La proliferazione di sedi decentrate<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sempre nel paragrafo 5, viene individuata la proliferazione di piccole universit\u00e0, nonch\u00e9 di poli e sedi distaccate, come una delle cause dell&#8217;abnorme aumento della spesa pubblica:<br \/>\n&lt;&lt;[..] anche a causa della proliferazione delle sedi decentrate, che hanno oggi raggiunto un numero estremamente elevato e difficilmente sostenibile, atteso tra l\u2019altro il fatto che in oltre 70 sedi \u00e8 attivo un solo corso di studio e in ulteriori 30 ne risultano attivati solo 2. &gt;&gt;. Dal momento che il ministero \u00e8 in possesso di dati cos\u00ec precisi (attraverso i rapporti del CNVSU e la banca dati dell&#8217;offerta formativa), perch\u00e9 per stroncare la proliferazione di sedi decentrate, spesso veri e propri capricci baronali, il ministero taglia un miliardo e mezzo dai fondi di sostentamento di tutto il sistema universitario? Sarebbe evidentemente bastato verificare l&#8217;utilit\u00e0 (dal nostro punto di vista soprattutto sociale) e la qualit\u00e0 delle sedi con un numero esiguo di corsi di studio. Prova evidente di come la politica anti-baronale sia solo uno specchietto per le allodole funzionale a coprire mediaticamente l&#8217;operazione di definitiva demolizione del sistema universitario pubblico a favore di un nuovo sistema formativo discriminante e confindustriale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>2.4\u00a0\u00a0 \u00a0Aumento (sconvolgente?) degli insegnamenti <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nei paragrafi 6-7-8-9 si evidenzia che tra l&#8217;anno accademico 2000-2001 (ovvero prima che si applicasse il nuovo ordinamento didattico, DM 509\/1999) e 2008-2009, vi \u00e8 stato un considerevole aumento di corsi di studio, curriculum, insegnamenti: secondo l&#8217;esposizione del ministero, tali dati dovrebbero palesare la cattiva gestione delle risorse in virt\u00f9 della qualit\u00e0 dell&#8217;offerta formativa. \u00c8 sicuramente veritiero che parte dei nodi formativi creati dopo la riforma Zecchino-Berlinguer rappresentano speculazioni baronali, rese possibili dall&#8217;autonomia nei percorsi didattici. Tuttavia la scomposizione dei vecchi insegnamenti e l&#8217;istituzione di un numero ampiamente maggiore di moduli e mini-insegnamenti, era ampiamente prevista: non poteva essere altrimenti dal momento che si passava da periodi didattici semestrali (addirittura alcuni erano ancora annuali) a periodi didattici trimestrali. L&#8217;istituzione dei corsi di studio triennali e dei curriculum favoriva dei percorsi formativi sempre pi\u00f9 specifici e specializzati, il che non poteva che scaturire nell&#8217;ampliamento numerico dei corsi di laurea e degli indirizzi.<br \/>\nIn pratica, nel tentativo di esaltare la cattiva applicazione delle riforme didattiche e dell&#8217;autonomia , la nota non fa altro che evidenziarne le pecche, dimostrando delle ovviet\u00e0.<br \/>\nLo scopo di tale tentativo non \u00e8 di certo quello di mettere in luce le speculazioni della casta baronale, bens\u00ec quello di dipingere il sistema universitario statale come un istituto pachidermico e sprecone, preparando e giustificandone quindi la \u201cpunizione\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>2.5\u00a0\u00a0 \u00a0Modello comunicativo dei livelli istituzionali<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A conclusione di questo capitolo si vuole sottolineare la strategia comunicativa del governo in carica nonch\u00e9 delle massime autorit\u00e0 universitarie, facendo riferimento a casi specifici, ma con la convinzione di descrivere dei modelli comunicativi e non dei casi sporadici. Partiamo dalle campagne mediatiche del governo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Risulta marcata l&#8217;analogia nelle strategie comunicative (mistificatrici) e di intervento del M.I.U.R. e del ministero della funzione pubblica. Simile alla tecnica del capro espiatorio, il ministero produce una campagna mediatica e populista contro una figura discussa o discutibile, effettivamente esistente, ma comunque distante dall&#8217;effettivo tessuto lavorativo generale che sostiene il settore.<br \/>\nLa campagna mediatica fa in modo che, agli occhi del paese, il settore preso di mira diventi interamente e indiscriminatamente assimilabile a tale malvista figura, dunque pronto per essere condannato in pubblica piazza a furor di popolo.<br \/>\nCos\u00ec l&#8217;impiegato dell&#8217;amministrazione pubblica diventa indiscriminatamente \u201cfannullone\u201d. Il paese in crisi, accecato dalle crescenti ristrettezze economiche, accetta volentieri un nemico preconfezionato su cui sfogare le proprie frustrazioni. Si noti quanto non sia necessario che lo spettatore di questo teatrino non appartenga al settore \u201csotto attacco\u201d: nel caso del dipendente statale, i nemici diventano direttamente i propri colleghi, per la felicit\u00e0, oltre che del governo, di dirigenti arraffoni che, a tutti i livelli, fanno della mancanza di unit\u00e0 dei lavoratori una delle proprie forze.<br \/>\nLa vera beffa di un tale scenario \u00e8 che i fannulloni, quelli veri, nella stragrande maggiorparte dei casi sono stati inseriti nella pubblica amministrazione proprio dal sistema politico, attraverso clientelismo, nepotismo, voto di scambio. Inoltre, godendo della protezione di apparato, il vero fannullone subir\u00e0 piuttosto relativamente le conseguenze di eventuali provvedimenti restrittivi. Chi invece li subir\u00e0 senza alcuna attenuazione sar\u00e0 quella grande maggioranza di lavoratori onesti che, fino ad oggi, ha tirato avanti la carretta della pubblica amministrazione, sopperendo anche alle negligenze di raccomandati e figliocci.<br \/>\nNell&#8217;universit\u00e0, con diverse connotazioni, troviamo un tessuto similare, seppur le stratificazioni sono pi\u00f9 numerose e complesse. Fino ad ora le misure intraprese dal governo non hanno minimamente intaccato lo strapotere della casta baronale, la quale, piuttosto, \u00e8 stata\u00a0 rafforzata attraverso l&#8217;inasprimento del ricatto subito da intere generazioni di dottorandi e ricercatori, precari e non, con sempre meno certezze per il futuro. Eppure, agli occhi dell&#8217;opinione pubblica, le misure introdotte dal ministro Gelmini sono doverose e dirette contro quello che viene identificato come un covo di spreconi e perditempo. La diminuzione di risorse disponibili a fronte di un largo bacino di aspiranti ricercatori e docenti stabili, in un contesto di favoritismi, ricatto e discrezionalit\u00e0, ricrea la guerra intestina precedentemente descritta per gli impiegati statali \u201cclassici\u201d: dottorandi e ricercatori, precari e strutturati, assegnisti e tutte le altre figure della struttura accademica, si ritrovano coinvolti in un meccanismo concorrenziale che produce indifferenza ed individualismo, indebolendo quindi eventuali lotte e rivendicazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A tal proposito \u00e8 molto interessante analizzare l&#8217;atteggiamento dei rettori che, abbastanza omogeneamente in tutta Italia (con particolare rilevanza negli atenei AQUIS) stanno adottando strategie comunicative molto simili[3].<br \/>\nOltre a giustificare qualsivoglia misura con l&#8217;esigenza di far quadrare il bilancio, come un \u201cbuon\u201d vecchio padrone di fabbrica farebbe di fronte ad uno stuolo di lavoratori licenziati o cassa-integrati, i magnifici sono soliti \u201cammettere\u201d che gli sprechi denunciati dal ministero sono stati effettivamente perpetrati negli anni; inoltre tengono a sottolineare che far parte della \u201cfamiglia\u201d dei lavoratori statali offre, tutto sommato, ancora delle condizioni lavorative piuttosto invidiabili, soprattutto se confrontate con l&#8217;ampia fetta di disoccupati e precari che caratterizza il tessuto del paese. In buona sostanza i rettori tentano di infondere tranquillit\u00e0 ed allo stesso tempo suscitare\u00a0 senso di colpa in tutti coloro che nutrono delle aspettative di vita migliori di quelle attuali, in modo da controllarne l&#8217;inquietudine diffusa e stemperarne quindi la legittima rabbia. Per quanto riguarda le presunte ammissioni, si tratta del tentativo di celare demagogicamente che le nuove generazioni si trovano a pagare, di fatto, tutte le conseguenze del processo di trasformazione e delle speculazioni della classe dirigente universitaria e della casta baronale, le quali piuttosto che essere penalizzate, verranno gratificate con un&#8217;organizzazione centralizzata e verticistica.<br \/>\nInoltre \u00e8 prassi dei suddetti quella di evidenziare le\u00a0 differenze tra le varie categorie che compongono il tessuto accademico (dottorandi, ricercatori precari, ricercatori strutturati) in modo da indebolirne la coesione e le rivendicazioni.<br \/>\nFino ad ora, data l&#8217;entit\u00e0 della partecipazione di queste figure alle mobilitazioni (in particolare gli strutturati), tali strategie hanno probabilmente ottenuto i risultati sperati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per comporre i primi tasselli dell&#8217;enorme fregatura in cui sta cadendo l&#8217;intera popolazione italiana, abbiamo dovuto aspettare il giorno delle tasse universitarie, ma sicuramente non \u00e8 abbastanza e, purtroppo, \u00e8 solo l&#8217;inizio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>3. Le linee guida del governo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>3.1 Migliorare l&#8217;universit\u00e0 pubblica strozzandola.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La nota ribadisce la &lt;&lt;partecipazione molto incisiva del sistema universitario statale agli obiettivi di contenimento della spesa pubblica&gt;&gt; (legge 133\/08) nonch\u00e9 la volont\u00e0 di &lt;&lt;migliorare l&#8217;efficacia e l&#8217;efficienza nell&#8217;utilizzo delle risorse&gt;&gt; attraverso la rimessa in circolo di parte del FFO tagliato (legge 1\/09). Il paragrafo undici sottolinea l&#8217;intenzione del governo di procedere nella ristrutturazione del sistema universitario sul doppio binario risanamento economico-miglioramento dell&#8217;offerta formativa che tradotto in termini reali corrisponde alla strategia di migliorare l&#8217;universit\u00e0 pubblica sottraendole risorse. Gli obiettivi perseguiti dal ministero sono tre e decisamente ambiziosi, in questa prima parte saranno soltanto enunciati.<br \/>\n&lt;&lt;Determinazione dell&#8217;offerta formativa effettivamente sostenibile tramite la definizione di pi\u00f9 adeguati parametri quantitativi&gt;&gt;.\u00a0 Una nota a questo punto specifica che: &lt;&lt;A tal fine non \u00e8 sufficiente che, nell&#8217;interesse pubblico e degli studenti in particolare, ai corsi di studio sia assicurato il livello minimo di risorse che consenta il corretto funzionamento dei corsi stessi, ma \u00e8 altres\u00ec necessario che siano disattivati i percorsi formativi non essenziali e sia resa pi\u00f9 razionale l&#8217;organizzazione delle attivit\u00e0 didattiche, in particolare delle Universit\u00e0 statali, in relazione alle risorse disponibili.&gt;&gt; Si tratta di una concretizzazione delle reali intenzioni del legislatore, che finalmente abbandona inutili cornici sulla qualit\u00e0 dell&#8217;offerta formativa e parla di offerta formativa sostenibile ovvero di riorganizzare l&#8217;attivit\u00e0 didattica in base ai fondi disponibili (ergo fondi sempre pi\u00f9 esigui messi a disposizione dall&#8217;inquilino del Palazzo delle Finanze), per cui si rende necessaria l&#8217;abolizione di corsi di laurea, curriculum ed insegnamenti definiti non essenziali. Ci chiediamo, in base a quali criteri? Lasciando ai consigli di facolt\u00e0 la possibilit\u00e0 di deliberare in tal senso, senza alcuna indicazione n\u00e9 criterio formativo, le scelte saranno probabilmente determinate da scontri interni ai consigli stessi, in cui prevaleranno i gruppi o singoli docenti di maggiore peso nella facolt\u00e0. Nel migliore dei casi lo scontro sar\u00e0 tra due baroni o gruppi di baroni, almeno uno dei due perder\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>3.2 Strategia del movimento studentesco<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La posizione del movimento studentesco su questo punto \u00e8 molto delicata.<br \/>\nDi positivo c&#8217;\u00e8 la diminuzione degli insegnamenti e dei curriculum, che potranno quindi essere riaccorpati con l&#8217;auspicio che questo diminuisca l&#8217;inopportuna frammentazione nonch\u00e9 l&#8217;eccessiva specificit\u00e0 delle conoscenze trasmesse.<br \/>\nIl problema consiste nel fatto che sicuramente questa non \u00e8 l&#8217;intenzione del legislatore, che invece intende semplicemente tagliare l&#8217;offerta formativa per diminuire i costi della didattica: il rischio \u00e8 quello di vedersi precluse delle scelte senza ottenere alcun miglioramento.<br \/>\nInoltre le modalit\u00e0 di scelta dei curriculum, dei corsi di studio e degli insegnamenti da sopprimere rischiano di rispondere esclusivamente a logiche di potere interno alle facolt\u00e0, senza alcun riguardo verso il valore formativo delle attivit\u00e0.<br \/>\nProbabilmente in questo frangente sarebbe opportuno non opporsi politicamente a tutti i contenuti normativi della nota, bens\u00ec ai principi fondanti della stessa ed al macabro impianto ideologico che nasconde, cercando non esclusivamente di ostacolarla ma, quando possibile, di spingerla in proprio favore: incidendo nei processi di scelta dei consigli di facolt\u00e0, privilegiando attivit\u00e0 formative di valore, mettendo i bastoni tra le ruote ai baronati, difendendo specificatamente l&#8217;eterogeneit\u00e0 dei corsi di studi e non la specializzazione. Purtroppo il movimento studentesco dovrebbe essere pi\u00f9 solido e meglio organizzato per poter sostenere organicamente ed efficacemente delle posizioni simili su tutto il terreno nazionale. \u00c8 comunque ovvio che questa informativa va inserita nel lungo e talvolta sottile processo di demolizione dell&#8217;universit\u00e0 pubblica ed apre la strada a nuove e devastanti controriforme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La nota specifica che &lt;&lt;Le Universit\u00e0, peraltro, possono fin d\u2019ora mettere a punto l\u2019offerta formativa per l\u2019a.a. 2010\/2011 tenendo presenti gli obiettivi qui esposti, anche valutandone attentamente le implicazioni per quanto riguarda la prosecuzione dell\u2019attivit\u00e0 nelle sedi decentrate&gt;&gt;. In sostanza fornisce delle ulteriori linee guida agli atenei nella riorganizzazione della didattica, da inserire nel processo avviato dal DM 544\/2007 (Ministro Mussi) e che avrebbe dovuto concludersi con l&#8217;anno accademico 2010-2011.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>4. Il DM 544\/2007 e l&#8217;intervento della nota 160<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>4.1 Docenze di ruolo e tempistica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il DM 544 legifera, tra le altre cose, in materia di numerosit\u00e0 dei docenti e degli studenti per corso di laurea, sia esso triennale, specialistico, magistrale.<br \/>\nIn particolare agli articoli 4, 5, 6, nonch\u00e9 nell&#8217;allegato B, \u00e8 specificato il numero minimo di docenti di ruolo necessari per attivare un corso di laurea, tenendo conto della classe del corso di studi[4], della tipologia, della numerosit\u00e0 studentesca. Sono regolamentate le modalit\u00e0 di transizione a cui possono attenersi gli atenei (DM 544, Allegato B, Comma 1.3), per evolvere i corsi dell&#8217;ordinamento didattico facenti riferimento al DM 270\/2004 (Ministro Moratti). \u00c8 regolamentata la numerosit\u00e0 degli studenti in base al gruppo di appartenenza del corso di studi, ovvero il numero di studenti iscritti necessario affinch\u00e9 il percorso formativo possa essere effettivamente attivato.<br \/>\nCome detto, fatti salvi casi specificati dal decreto stesso, la nuova normativa sarebbe dovuta essere assorbita dagli ordinamenti didattici non oltre il 2010.<br \/>\nL&#8217;articolo 5, titolato \u201cPiani di raggiungimento dei requisiti necessari\u201d accorda ad una serie di universit\u00e0 (i cui requisiti sono specificati al comma 1 dell&#8217;articolo stesso) la possibilit\u00e0 di attivare dei corsi di studio seppur non in possesso della numerosit\u00e0 di docenti di ruolo necessaria, a patto di adottare un piano di raggiungimento della docenza necessaria che duri massimo 5 anni.<br \/>\nIl primo punto dell&#8217;allegato B, oltre a definire il numero di docenti di ruolo necessari per attivare un percorso formativo, definisce delle norme che vanno ad incidere sul numero stesso:<br \/>\nNel caso in cui una facolt\u00e0 desideri attivare un corso di laurea, se \u201cnello stesso ateneo, nella stessa provincia o in una provincia confinante \u00e8 gi\u00e0 attivo un corso di laurea della stessa classe\u201d (definizione di corsi omologhi) il numero di docenti necessari \u00e8 ridotto di una unit\u00e0.<br \/>\nIl punto 1.3, titolato \u201cTrasformazione graduale dei corsi di studio\u201d prevede che si possano attivare corsi di studio con un numero ridotto di docenti di ruolo, a patto che si abbia la disponibilit\u00e0 del numero di docenti necessario per garantire la corretta erogazione dell&#8217;offerta formativa. Avviato il percorso di trasformazione graduale, la tabella 5 sancisce il progressivo rapporto massimo consentito tra docenti di ruolo e docenti non di ruolo, in funzione del numero di anni dall&#8217;inizio della trasformazione stessa. In sostanza si regolamenta dettagliatamente la cadenza con cui si devono reperire docenti di ruolo per il corso di laurea, al fine di ottenere il rispetto della numerosit\u00e0 necessaria in un numero di anni ponderato rispetto alla tipologia di corso stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Attraverso la nota 160 il M.I.U.R., in virt\u00f9 delle linee guida del governo, degli enormi tagli applicati al FFO per contribuire al contenimento della spesa pubblica nonch\u00e9 delle restrizioni applicate al reclutamento con la legge 133\/2008 (blocco del turnover) e successivamente ritoccate\u00a0 con la legge 1\/2009, ritiene che l&#8217;avvio di tali percorsi sia inopportuno, in quanto le universit\u00e0 difficilmente avranno la possibilit\u00e0 di rispettarne le tappe stabilite. Dal momento che il ministero del tesoro ha vietato di fatto, ad atenei e facolt\u00e0, di istituire nuove docenze di ruolo, il M.I.U.R. \u201csi accorge\u201d che sarebbe impossibile, per i corsi i laurea in fase di trasformazione, soddisfare i requisiti necessari nel corso degli anni, cos\u00ec decide di eliminare questa possibilit\u00e0. Si precisa che l&#8217;eliminazione normativa in oggetto riguarda soltanto le universit\u00e0 statali, senza addurre alcun motivo plausibile che giustifichi una tale differenziazione (Nota 160, Allegato A, Punto 1, Paragrafo 28). Inoltre vengono eliminate le possibili riduzioni, chiamate strumentalmente nella nota \u201csconti\u201d, della numerosit\u00e0 di docenza di ruolo necessaria in caso di corsi omologhi, con la seguente motivazione: tali norme rendono molto complicato il calcolo dei docenti necessari da parte degli atenei.<br \/>\nIn attesa che il DDL Gelmini, approvato in questi giorni dal consiglio dei ministri, ci dia la possibilit\u00e0 di assumere personalit\u00e0 dalla comprovata capacit\u00e0 amministrativa (..) in grado di risolvere problemi matematici di tale complessit\u00e0, prendiamo atto dell&#8217;incapacit\u00e0 del ministero di addurre motivazioni pi\u00f9 credibili[5].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In sostanza la nota ministeriale 160 obbliga consigli di facolt\u00e0 ed atenei ad attenersi al termine previsto nel DM 544 per la strutturazione del nuovo ordinamento didattico, ovvero non oltre l&#8217;anno accademico che avr\u00e0 inizio nel 2010, eliminando le possibilit\u00e0 di proroga previste e motivate nel DM stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>4.2 Numero minimo di studenti per corsi di studi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L&#8217;articolo 6 del DM 544\/2007, nonch\u00e9 la tabella 7 Allegato B dello stesso, stabiliscono il numero minimo di studenti immatricolati necessario per ottenere l&#8217;attivazione di un corso di studio. In realt\u00e0 la norma prevede anche l&#8217;attivazione di corsi che non soddisfino i requisiti stabiliti nella tabella 7, purch\u00e8 &lt;&lt;le Universit\u00e0 indicano le specificit\u00e0 e le motivazioni strategiche che giustificano, comunque, l&#8217;attivazione di corsi di studio con un basso numero di immatricolati, ovvero gli interventi previsti per assicurare un incremento delle immatricolazioni (riprogettazione dei corsi, orientamento, comunicazione, ecc.) &gt;&gt;. Anche in questo caso il DM 544\/2007 si occupa del \u201clavoro sporco\u201d, sancendo dei criteri meramente numerici per giudicare l&#8217;efficienza dei percorsi formativi;\u00a0 allo stesso tempo, probabilmente per favorire l&#8217;accettazione del principio senza riscuotere particolare opposizione, dimostrandosi comprensivo, lascia agli atenei la possibilit\u00e0 di ovviare ai vincoli attraverso un piano di interventi che dimostri le buone intenzioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come costantemente accade da anni ed in pi\u00f9 settori, il lavoro iniziato da \u201ccomprensivi\u201d legislatori di centrosinistra viene concluso autoritariamente dai colleghi del centrodestra.<br \/>\nLa nota 160 specifica che i corsi che non rispetteranno il limite minimo di immatricolati previsti verranno disattivati, inoltre verranno penalizzati finanziariamente i corsi che avranno un numero di immatricolati \u201cbasso\u201d, anche se questo supera i limiti inferiori stabiliti. Siamo alla discrezionalit\u00e0 pi\u00f9 assoluta, in quanto si decide di togliere ulteriormente risorse a tutti i corsi che, seppur superano il limite imposto, non superano quello scelto arbitrariamente ed occasionalmente dal ministero, n\u00e9 viene specificata la consistenza della penalizzazione finanziaria.<br \/>\nCome se ci\u00f2 non bastasse, il M.I.U.R. giudica che &lt;&lt;tali valori minimi [stabiliti nel DM 544\/2007] risultano poi generalmente fissati a un livello generalmente troppo basso&gt;&gt;. In virt\u00f9 di ci\u00f2, viene prevista &lt;&lt;la ridefinizione, con valori pi\u00f9 elevati, delle numerosit\u00e0 minime degli immatricolati&gt;&gt;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>4.3 Curriculum<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La nota evidenzia come in molti casi la diminuzione dei corsi di studio, vincolati come detto dalla quantit\u00e0 di docenti di ruolo minima necessaria, sia stata compensata dalla proliferazione dei curriculum interni allo stesso corso di studi, i quali non devono soddisfare tali requisiti.<br \/>\nPer intenderci, un esempio di corso di studio \u00e8 Corso di Laurea Triennale in Ingegneria Informatica, mentre i curriculum interni al corso di studi sono gli indirizzi Metodologico; Informatica ed Applicazione in Rete; Automatica. Secondo il calcolo del ministero, la media di attivit\u00e0 differenti attualmente attivati tra i vari curriculum si quantifica in 52 CFU per le lauree triennali e 50 CFU per le lauree magistrali. Una tale differenziazione delle attivit\u00e0 formative \u00e8 evidentemente malvista dal legislatore, che intende quindi sottoporla ai requisiti sopra descritti ponendo un limite massimo di crediti \u201cdifferenti\u201d per poter istituire un curriculum. Tale limite \u00e8 fissato a 40 CFU per le lauree e 30 CFU per le lauree magistrali. In caso si superino questi limiti, le universit\u00e0 dovranno necessariamente provvedere ad istituire distinti corsi di studio e non distinti curriculum di uno stesso corso di studio.<br \/>\nNella pratica, assodato quanto specificato dalle leggi 133\/2008, 1\/2009 e dal DM 544\/2007, molti dei curriculum che dovranno trasformarsi in corsi di studio non soddisferanno i requisiti necessari in termini di docenza di ruolo. Dal momento che la legge 1\/2009 (blocco del turnover) non permette l&#8217;istituzione di nuovi docenti di ruolo, molti dei curriculum sono destinati all&#8217;estinzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 importante sottolineare la tendenza baronale di sfruttare i curriculum per ottenere la titolarit\u00e0 di nuovi insegnamenti di fatto sostenuti didatticamente da ricercatori e dottorandi sottopagati e\/o precari: come spesso accade per\u00f2 si sfrutta la diagnosi di un problema reale (che il movimento studentesco denuncia da un decennio) per giustificare norme scellerate, tutt&#8217;altro che mirate e le quali colpiranno come sempre le fasce deboli.\u00a0 La diminuzione dei curriculum si tradurr\u00e0 per lo studentato nella preclusione di scelte nell&#8217;offerta formativa.<br \/>\nVale anche in questo caso, a mio avviso, la valutazione espressa nel paragrafo 3.2 di questo documento, ribadendo la delicata e necessaria differenziazione tra diminuzione dell&#8217;offerta formativa e despecializzazione dell&#8217;offerta formativa. La prima \u00e8 la strada del ministero, la seconda quella degli studenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>5. Sostenibilit\u00e0 didattica e requisiti organizzativi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L&#8217;articolo 9, comma 2, del DM 270\/2004 recita:<br \/>\n&lt;&lt;Con apposite deliberazioni le universit\u00e0 attivano i corsi di studio nel rispetto dei requisiti\u00a0 strutturali, organizzativi e di qualificazione dei docenti dei corsi determinati con decreto del Ministro nell&#8217;osservanza degli obiettivi e dei criteri della programmazione del sistema universitario, previa relazione favorevole del Nucleo di valutazione dell&#8217;universit\u00e0 &gt;&gt;. Su questa base normativa, la nota del ministero intende individuare &lt;&lt;appositi requisiti organizzativi [di valutazione dell&#8217;effettiva sostenibilit\u00e0 di ciascun corso di studio con riferimento agli insegnamenti e alle altre attivit\u00e0 formative attivabili] che consentano di ridurre la proliferazione e la frammentazione degli insegnamenti&gt;&gt;.<br \/>\nLa nota 160 prevede l&#8217;individuazione di criteri numerici in grado di quantificare\u00a0 il numero massimo di ore dedicate alla didattica assistita, ovvero la somma dell&#8217;attivit\u00e0 didattica istituzionale dei docenti di ruolo e dell&#8217;attivit\u00e0 didattica complementare svolta da contrattisti esterni, assistenti, supplenti, ricercatori, assegnisti, dottorandi, sia a titolo oneroso che gratuito, senza tener conto dello studio autonomo e di altre attivit\u00e0 formative di tipo individuale che, lo ricordiamo, sono comunque conteggiate nei CFU di ogni attivit\u00e0 formativa.<br \/>\nIl numero massimo di tali ore H \u00e8 definito come:<br \/>\nH&lt;=(100 * Ndoc) * (1+x)<br \/>\ndove<br \/>\nNdoc :\u00a0\u00a0 \u00a0numero di professori e ricercatori di ruolo dell&#8217;ateneo<br \/>\nx:\u00a0\u00a0 \u00a0la quota convenzionale di didattica assistita stabilita nel contratto, che non pu\u00f2 \u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0essere superiore al 20%<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In attesa di una nota ministeriale che elimini questa formula in quanto eccessivamente complessa (a dire la verit\u00e0 il DM 544\/2007 ne presentava una ancora pi\u00f9 contorta) e in attesa ancora una volta di personalit\u00e0 dalla comprovata capacit\u00e0 amministrativa che risolvano il dilemma, possiamo rilevare come la quantificazione dell&#8217;attivit\u00e0 formativa, senza alcun criterio qualitativo, rappresenti ormai l&#8217;unico parametro di valutazione di atenei e corsi i studio. Il percorso di quantificazione iniziato pi\u00f9 di un decennio fa con la bozza martinotti sta raggiungendo oggi risultati estremi, perseguendo in pieno l&#8217;obiettivo non dell&#8217;armonizzazione dei sistemi formativi europei, come dichiarato, quanto quello della mercificazione delle attivit\u00e0 formative, rendendo idoneo il sistema universitario alla valutazione del mercato, conseguentemente asservendolo ad esso sia in termini di didattica che di ricerca, svolgendo allo stesso tempo il ruolo di motore culturale del pensiero unico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>6. Insegnamenti, moduli, crediti formativi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E&#8217; doveroso sottolineare che i paragrafi 46 e 47, allegato A, Punto 2, affrontano la questione dei crediti per insegnamento. La nota prevede che, attraverso opportuno decreto ministeriale, verr\u00e0 stabilito che ogni insegnamento dovr\u00e0 obbligatoriamente corrispondere a non meno di 6 CFU.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>7. Mobilit\u00e0 studentesca<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il capitolo Obiettivo B \u2013 L&#8217;eliminazione degli ostacoli organizzativi e formali alla libera circolazione degli studenti dal titolo ambizioso e promettente, contiene forse la migliore produzione che il M.I.U.R. di questa legislatura abbia mai prodotto, sia in termini di contenuti analitici che in termini di mistificazione dell&#8217;attivit\u00e0 di governo. Il paragrafo 50 recita:<br \/>\n&lt;&lt;Il principale ostacolo alla libera circolazione degli studenti \u00e8 dato dai costi che gli stessi devono sostenere per potere studiare nella Universit\u00e0 desiderata, ma distante dal proprio comune di residenza, tanto ch\u00e9 nelle Linee guida del Governo \u00e8 stata sottolineata l\u2019esigenza di rivedere le norme sul diritto allo studio e di potenziare le risorse destinate alla costruzione di residenze universitarie, al fine di portare lo studente verso le sedi universitarie e non viceversa.&gt;&gt;<br \/>\nGli ostacoli che portano uno studente a non scegliere la sede universitaria in virt\u00f9 dell&#8217;offerta formativa, opportunamente qualificata in termini concorrenziali, bens\u00ec a scegliere quella meno distante dalla propria residenza, sono caratterizzati da ovvi fattori economici.<br \/>\nCome sempre, prescindendo dalle dichiarazioni di intenti, per eliminare tali ostacoli la nota prevede di fatto due misure.<br \/>\n1.le date di inizio e fine anno accademico dovranno in futuro essere identiche per tutti gli atenei.<br \/>\n2.Il numero di ore di didattica frontale (ore d&#8217;aula) nonch\u00e9 il rapporto tra questo ed i crediti formativi di ciascun insegnamento, dovr\u00e0 essere diversificato in base alla classe d&#8217;appartenenza del corso di laurea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 venuta anche a voi la voglia di andare a studiare a Firenze?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>8. \u201cObiettivo C\u201d. Continuare con la falsa meritocrazia, premiare le universit\u00e0 azienda, favorire l&#8217;intrusione dei privati nell&#8217;universit\u00e0 pubblica.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo allegato, poco pi\u00f9 di una pagina, \u00e8 quello che meglio determina le intenzioni politiche del legislatore, in continuit\u00e0 con la legge 1\/2009, anticipando alcune prerogative del DDL attualmente in discussione.<br \/>\nI significativi passaggi non hanno bisogno di alcuna spiegazione, in quanto va dato atto che il ministro, per una volta, ha specificato piuttosto bene, seppur nel solito tono demagogico, le proprie intenzioni.<br \/>\nPar. 55: &lt;&lt;Per assicurare un\u2019offerta formativa qualificata, occorrer\u00e0 tuttavia prendere in considerazione anche ulteriori interventi, utilizzando sia lo strumento normativo, sia quello finanziario, definendo criteri di ripartizione delle risorse basati su appropriati indicatori di risultato, che premino le Universit\u00e0 migliori anche dal punto di vista della qualificazione della propria offerta formativa.&gt;&gt;<br \/>\nPar. 56: &lt;&lt;Dal punto normativo si ritiene necessario innanzitutto potenziare l&#8217;efficacia della valutazione interna agli Atenei, prevedendo [..] che i membri dei nuclei di valutazione di Ateneo siano in maggioranza esterni; [..] &gt;&gt;<br \/>\nPar. 57: &lt;&lt;Con riferimento agli strumenti finanziari si fa presente che, ai fini della ripartizione del fondo di finanziamento ordinario:<br \/>\nVerranno previste [..] apposite modalit\u00e0 di penalizzazione per le Universit\u00e0 con corsi di studio aventi un basso numero di immatricolazioni e caratterizzate da una bassa utilizzazione della propria docenza di ruolo;<br \/>\nVerranno premiate le situazioni caratterizzate da un grado di razionalizzazione dell\u2019offerta pi\u00f9 elevato rispetto ai livelli minimi\/massimi previsti, con riferimento, fra l\u2019altro, al numero medio di esami per ciascun corso di studio, inferiore ai livelli indicati dal [precedente decreto del ministro Mussi] tenuto conto dell&#8217;eventuale organizzazione in moduli degli stessi&gt;&gt;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L&#8217;inserimento di membri esterni all&#8217;interno dei nuclei di valutazione[6], unico passaggio che si ritiene meritevole di discussione, tenta di celare la volont\u00e0 del ministero, che non \u00e8 quella di migliorare l&#8217;imparzialit\u00e0 degli stessi, bens\u00ec di inserire discrezionalit\u00e0 all&#8217;interno dell&#8217;organo in modo da favorire l&#8217;inserimento di personalit\u00e0 interessate a dirigere l&#8217;attivit\u00e0 universitaria in proprio favore o in favore di soggetti terzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>9. Conclusioni<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tentando di offrire un punto di vista organico sulla nota ministeriale 160, risulta ancora una volta evidente (come nella legge 133\/2008 e 1\/2009) l&#8217;atteggiamento contraddittorio del governo nel\u00a0 considerare l&#8217;autonomia degli atenei solo quando questa riveste una certa utilit\u00e0 nel favorire le manovre dello stesso.<br \/>\nQuesto, in verit\u00e0, svela il vero ruolo che l&#8217;autonomia didattica ha rivestito nella storia del sistema universitario italiano, come strumento funzionale alla dequalificazione del sistema formativo pubblico, alla destrutturazione del diritto allo studio, all&#8217;asservimento delle strutture universitarie al tessuto finanziario (non culturale e scientifico) del paese e del territorio. Da sottolineare il progressivo avvicinamento verso la meta dell&#8217;abolizione del valore legale del titolo di studio, giro di boa che aprirebbe ulteriori scenari di discriminazione e corruzione dell&#8217;istruzione pubblica.<br \/>\nSpecificatamente alla nota, come esplicitato nel paragrafo 3.2, la posizione del movimento studentesco \u00e8 piuttosto delicata, e richiede, sullo sfondo di un necessario e forte rigetto, un&#8217;attenta condotta affinch\u00e9 non si cada in contraddizioni.<br \/>\nLe direttive veicolate dal ministero quando era presieduto da Mussi, ristrette ai termini di riaccorpamento degli insegnamenti e fermo restando la necessit\u00e0 dell&#8217;abolizione del 3+2 e dei crediti formativi, mai presa in considerazione dal ministro stesso (se non in campagna elettorale), possono essere giudicate positivamente. Di diversa natura e spessore \u00e8 l&#8217;accorpamento dei corsi studio che, se inquadrati nella logica in cui muove il DM 544, rischiano di rappresentare l&#8217;ennesimo prezzo da pagare per gli studenti, che si vedranno precluse delle gi\u00e0 poco soddisfacenti scelte nel proprio percorso formativo.<br \/>\nLa nota 160 estremizza ed esalta tale logica, mettendo in costante relazione il riordino didattico degli atenei con il contenimento della spesa pubblica e l&#8217;ingessamento del corpo docente.<br \/>\nTuttavia, per valutare i reali effetti della nota 160 sul riordino della didattica e conseguentemente sui Consigli di Facolt\u00e0 dei nostri atenei, dovremmo avere a disposizione i dati relativi all&#8217;utilizzo dei piani di raggiungimento graduale previsti dal DM 544, sia in termini quantitativi che qualitativi, in quanto aldil\u00e0 di questi particolari percorsi, il nuovo ordinamento didattico sarebbe dovuto comunque entrare in vigore con l&#8217;inizio dell&#8217;anno accademico 2010-2011 in tutte le universit\u00e0 statali. Sarebbero dunque da attribuire a Mussi, e non alla Gelmini, eventuali responsabilit\u00e0.<br \/>\nPer quanto riguarda le sedi decentrate, i poli e le piccole universit\u00e0, \u00e8 evidente come il governo faccia leva sull&#8217;esistenza di contraddizioni baronali per travolgere l&#8217;intero universo delle universit\u00e0 medio piccole, che a volte rappresentano un reale baluardo di democrazia, utili per favorire il diritto allo studio, fonti di ricerca e didattica eccellente. \u00c8 necessario quindi che la valutazione non sia banalizzata in un senso o nell&#8217;altro, ma gli studenti dovranno difendere con forza tutti i presidi che valuteranno di effettiva utilit\u00e0 sociale e formativa.<br \/>\n\u00c8 evidente come determinati obiettivi sarebbero pi\u00f9 facilmente perseguibili se il movimento studentesco fosse effettivamente organizzato attraverso la democrazia diretta; finch\u00e9 ci\u00f2 non accade, ci si pu\u00f2 limitare solo a fornire, mutuamente, dei vaghi indirizzi.<br \/>\nDi certo gli studenti devono rigettare interamente l&#8217;intero impianto ideologico su cui si fondano le norme, in parte descritto in questo documento, e che accomunano le riforme didattiche ed organizzative dell&#8217;universit\u00e0 italiana almeno dal 1993 in poi.<br \/>\nSi tratta dell&#8217;idea di un&#8217;universit\u00e0 priva del suo scopo fondante: la formazione di individui preparati e consapevoli, e spoglia del ruolo di motore della cultura e della ricerca, in ambito nazionale ed internazionale.<br \/>\nSi tratta dell&#8217;idea di un&#8217;universit\u00e0 azienda, in cui i criteri contabili sovrastano le valutazioni qualitative della didattica, capace di fornire le sole conoscenze necessarie per attivit\u00e0 professionali di basso profilo, funzionali al mercato del lavoro precarizzato e selvaggio.<br \/>\nSi tratta dell&#8217;idea di un&#8217;universit\u00e0 cambiata dalle lobby economiche del paese ed in futuro gestita da quelle stesse lobby.<br \/>\nSi tratta dell&#8217;idea di una nazione e di una popolazione senza pi\u00f9 neanche la prospettiva di un evoluzione sociale, da ottenere attraverso l&#8217;illusorio circolo virtuoso cui luoghi come l&#8217;universit\u00e0 dovrebbero dar vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>10. Riferimenti Legislativi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Decreto Ministeriale 22 Ottobre 2004, protocollo 270. Ministero dell&#8217;Istruzione, dell&#8217;Universit\u00e0 e della Ricerca. Pubblicato nella gazzetta ufficiale 12 Novembre 2004, protocollo 266. Titolo: \u201cModifiche al regolamento recante norme concernenti l&#8217;autonomia didattica degli atenei, approvato con decreto del Ministro dell&#8217;universit\u00e0 e della ricerca scientifica e tecnologica 3 novembre 1999, n. 509 \u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Decreto Ministeriale 31 Ottobre 2007, protocollo 544\/2007. Ministero dell&#8217;Istruzione, dell&#8217;Universit\u00e0 e della Ricerca. Titolo: \u201cDefinizione dei requisiti dei corsi di laurea e di laurea magistrale afferenti alle classi ridefinite con i DD.MM. 16 marzo 2007, delle condizioni e criteri per il loro inserimento nella Banca dati dell&#8217;offerta formativa e dei requisiti qualificanti per i corsi di studio attivati sia per le classi di cui al D.M. 3 novembre 1999, n. 509 e sia per le classi di cui al D.M. 22 ottobre 2004, n. 270 \u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Decreto Legge 25 giugno 2008 , protocollo 112 . Titolo: \u201cDisposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitivita&#8217;, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione Tributaria. \u201d. Convertito in legge 6 Agosto 2008, protocollo 133\/2008.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Decreto Legge 6 novembre 2008 , protocollo 180 . Titolo: \u201cDisposizioni urgenti per il diritto allo studio, la valorizzazione del merito e la qualit\u00e0 del sistema universitario e della ricerca\u201d. Convertito in legge 9 Agosto 2009, protocollo 1\/2009.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nota Ministero dell&#8217;Istruzione, dell&#8217;Universit\u00e0 e della ricerca, 4 settembre 2009, protocollo 160. Oggetto: \u201cUlteriori interventi per la razionalizzazione e qualificazione dell\u2019offerta formativa nella prospettiva dell\u2019accreditamento dei corsi di studio \u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">NOTE<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">[1] : Sia dalla scuola superiore all&#8217;universit\u00e0 che dalla laurea triennale alla laurea magistrale.<br \/>\n[2] : Una delle perverse distorsioni del sistema formativo concorrenziale consiste nel favorire la fornitura di una offerta formativa attrattiva, ovvero in grado di attirare nuovi studenti, in modo da ottenere pi\u00f9 risorse pubbliche. Non \u00e8 affatto surreale, quindi, prevedere offerte formative realizzate col contributo di esperti di marketing oppure fattori di attrazione generati\u00a0 da prove d&#8217;esame semplici piuttosto che dai contenuti interessanti.<br \/>\n[3] : Il profilo \u00e8 stato tracciato attraverso esperienze personali, nonch\u00e9 testimonianze di studenti, ricercatori e docenti sparsi sul territorio nazionale.<br \/>\n[4] : Le classi dei corsi di studi sono state istituite dal DM 509\/1999, che recita: &lt;&lt;I corsi di studio dello stesso livello, comunque denominati dagli atenei, aventi gli stessi obiettivi formativi qualificanti e le conseguenti attivit\u00e0 formative indispensabili di cui all&#8217;articolo 10, comma 1, sono raggruppati in classi di appartenenza &gt;&gt;<br \/>\n[5] : La piena comprensione dell&#8217;intero periodo, chiaramente provocatorio, \u00e8 vincolata alla conoscenza del DDL stesso.<br \/>\n[6] : Come si vedr\u00e0 nel DDL attualmente in discussione la strategia non riguarda esclusivamente l&#8217;organo di valutazione<\/p>\n<p>Finita di scrivere il 16 novembre 2009<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A proposito della nota 160 del 4 settembre 2009 di Flavio Stasi Studente della Facolt\u00e0 di Ingegneria, Universit\u00e0 della Calabria Nota Nel tempo del \u201crumore\u201d libero della rete contrapposto alla orripilante sinfonia proprietaria dei mezzi comunicativi di massa, anche coloro che fanno militanza politica sono ormai pi\u00f9 abituati a leggere e criticare le analisi altrui [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1569,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[29,32,30,26,31,27,28,25,33],"class_list":["post-13","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-alleggerimenti","tag-gelmini","tag-istruzione-pubblica","tag-legge-133","tag-movimento-studentesco","tag-nota-160","tag-onda","tag-onda-calabra","tag-universita","tag-universita-pubblica"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/resistente.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/resistente.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/resistente.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/resistente.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1569"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/resistente.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=13"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/resistente.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":75,"href":"https:\/\/resistente.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13\/revisions\/75"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/resistente.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=13"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/resistente.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=13"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/resistente.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=13"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}