{"id":11,"date":"2009-07-25T23:53:13","date_gmt":"2009-07-25T21:53:13","guid":{"rendered":"http:\/\/resistente.noblogs.autistici.org\/post\/2009\/07\/25\/la-bozza-martinotti\/"},"modified":"2010-08-22T01:07:13","modified_gmt":"2010-08-21T23:07:13","slug":"la-bozza-martinotti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/resistente.noblogs.org\/?p=11","title":{"rendered":"La bozza martinotti"},"content":{"rendered":"<p style=\"margin-bottom: 0cm;text-align: center\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: medium\"><em><strong>La bozza Martinotti<\/strong><\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;text-align: right\">di Flavio Stasi<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;text-align: right\">Studente Facolt\u00e0 di Ingegneria<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;text-align: right\">Universit\u00e0 della Calabria<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;text-align: justify\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: small\"><strong>1. Introduzione<\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;text-align: justify\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: small\">Il ministero dell&#8217;universit\u00e0 e della ricerca, attraverso decreto emanato il 29 ottobre 1996, istituiva un gruppo di lavoro, coordinato da Guido Martinotti, con lo scopo di analizzare lo stato dell&#8217;alta istruzione italiana e trarne proposte per l&#8217;ammodernamento e l&#8217;innovazione, con particolare riferimento all&#8217;incalzante necessit\u00e0 di <em>europeizzazione <\/em><span style=\"font-style: normal\">del nostro sistema formativo<a class=\"sdfootnoteanc\" title=\"sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1anc\" href=\"#sdfootnote1sym\"><sup>1<\/sup><\/a><\/span>, inquadrata nell&#8217;armonizzazione degli ordinamenti didattici e delle normative inerenti all&#8217;universit\u00e0, in tutti i paesi membri dell&#8217;unione europea. In particolare il gruppo di lavoro dovr\u00e0 operare nell&#8217;ambito di \u201c<em>autonomia universitaria e innovazione dei corsi di studio a livello universitario e post-universitario<\/em>\u201d<a class=\"sdfootnoteanc\" title=\"sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2anc\" href=\"#sdfootnote2sym\"><sup>2<\/sup><\/a>.<br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: small\">Circa<br \/>\nun anno dopo, il 21 ottobre 1997, il gruppo composto da numerosi<br \/>\ndocenti affiancati da tecnici e politici (alcuni docenti sono a loro<br \/>\nvolta politici), presenta al ministero un documento con cui delinea i<br \/>\nrisultati finali del lavoro svolto, documento  che sar\u00e0 poi<br \/>\ndenominato <em>bozza Martinotti,<\/em><em><strong> <\/strong><\/em><span style=\"font-style: normal\">dal<br \/>\ncoordinatore e professore di sociologia all&#8217;universit\u00e0 Bicocca di<br \/>\nMilano. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: medium\"><em><strong>La<br \/>\nbozza Martinotti<\/strong><\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\">\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: small\"><strong>1.<br \/>\nIntroduzione<\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: small\">Il<br \/>\nministero dell&#8217;universit\u00e0 e della ricerca, attraverso decreto<br \/>\nemanato il 29 ottobre 1996, istituiva un gruppo di lavoro, coordinato<br \/>\nda Guido Martinotti, con lo scopo di analizzare lo stato dell&#8217;alta<br \/>\nistruzione italiana e trarne proposte per l&#8217;ammodernamento e<br \/>\nl&#8217;innovazione, con particolare riferimento all&#8217;incalzante necessit\u00e0<br \/>\ndi <em>europeizzazione <\/em><span style=\"font-style: normal\">del nostro<br \/>\nsistema formativo<a class=\"sdfootnoteanc\" title=\"sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1anc\" href=\"#sdfootnote1sym\"><sup>1<\/sup><\/a><\/span>,<br \/>\ninquadrata nell&#8217;armonizzazione degli ordinamenti didattici e delle<br \/>\nnormative inerenti all&#8217;universit\u00e0, in tutti i paesi membri<br \/>\ndell&#8217;unione europea. In particolare il gruppo di lavoro dovr\u00e0<br \/>\noperare nell&#8217;ambito di \u201c<em>autonomia universitaria e innovazione<br \/>\ndei corsi di studio a livello universitario e post-universitario<\/em>\u201d<a class=\"sdfootnoteanc\" title=\"sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2anc\" href=\"#sdfootnote2sym\"><sup>2<\/sup><\/a>.<br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: small\">Circa<br \/>\nun anno dopo, il 21 ottobre 1997, il gruppo composto da numerosi<br \/>\ndocenti affiancati da tecnici e politici (alcuni docenti sono a loro<br \/>\nvolta politici), presenta al ministero un documento con cui delinea i<br \/>\nrisultati finali del lavoro svolto, documento  che sar\u00e0 poi<br \/>\ndenominato <em>bozza Martinotti,<\/em><em><strong> <\/strong><\/em><span style=\"font-style: normal\">dal<br \/>\ncoordinatore e professore di sociologia all&#8217;universit\u00e0 Bicocca di<br \/>\nMilano. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: small\">Il termine bozza<br \/>\n\u00e8 probabilmente dovuto alla forma di stesura scelta per il documento<br \/>\nche, come scritto nel primo capitolo dello stesso dedicato alla<br \/>\npresentazione, non si articola come una proposta di legge in forma<br \/>\ngiuridica, ma si limita a contestualizzare e formalizzare<br \/>\nsuggerimenti e proposte di carattere generale e specifico, questa \u00e8<br \/>\nalmeno l&#8217;intenzione degli autori. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\">\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: small\">Il documento \u00e8<br \/>\ndi straordinaria importanza nello studio delle riforme<br \/>\ndell&#8217;istruzione in Italia, poich\u00e9 segna di fatto il giro di boa<br \/>\nnell&#8217;involuzione del sistema formativo che si appresta a diventare<br \/>\nsistema di formazione professionale funzionale al mercato ed alle<br \/>\nimprese del paese. Se \u00e8 vero infatti che la b.m. non \u00e8 una vera e<br \/>\npropria proposta di legge, potremo apprezzare come determini e<br \/>\nanticipi buona parte dei provvedimenti \u201criformatori\u201d che si<br \/>\nattueranno da l\u00ec in avanti. Inoltre, attraverso lo studio di questo<br \/>\ndocumento, si pu\u00f2 evincere in modo quanto mai esplicito quali siano<br \/>\nrealmente le logiche che muovono gli interventi governativi<br \/>\nnell&#8217;ambito dell&#8217;istruzione, o almeno parte di queste. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\">\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: small\"><strong>2.<br \/>\nPerch\u00e9 \u00e8 necessario intervenire sull&#8217;universit\u00e0?<\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\">\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: small\">Il primissimo<br \/>\npunto affrontato dal gruppo di lavoro \u00e8 l&#8217;analisi delle condizioni<br \/>\ndi \u201cpartenza\u201d dell&#8217;universit\u00e0 italiana, esplicitato<br \/>\nabbondantemente nel paragrafo \u201c<em>filosofia d&#8217;intervento<\/em>\u201d. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: small\">Si rileva un<br \/>\nsistema universitario inadeguato in quanto strutturato per un corpo<br \/>\nstudentesco molto meno ampio ed omogeneo, ovvero di una sola classe<br \/>\nsociale. Al cambiamento di queste condizioni, sempre secondo il<br \/>\ndocumento, \u00e8 sostanzialmente mancato un opportuno intervento<br \/>\ncentrale (del ministero) con conseguente adattamento delle singole<br \/>\nuniversit\u00e0, avvenuto in maniera eccessivamente spontanea, a volte<br \/>\navventuristica, persino perversa. Allo stesso tempo si prende atto<br \/>\ndell&#8217;impossibilit\u00e0 di un intervento organico da parte del ministero,<br \/>\nin quanto contrasterebbe il processo gi\u00e0 avviato di autonomia degli<br \/>\natenei (vedi interventi del ministro Ruberti). <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: small\">In realt\u00e0 al<br \/>\ngruppo di lavoro \u00e8 stato assegnato esplicitamente il compito di<br \/>\nintegrare e rafforzare i processi avviati all&#8217;inizio del decennio dal<br \/>\nministero, cos\u00ec come si evince facilmente dal titolo del documento<br \/>\n\u201c<em>Autonomia didattica e innovazione dei corsi di studio&#8230;<\/em>\u201d;<br \/>\nin questo frangente \u00e8 evidente come la b.m. si inquadri in una<br \/>\nprecisa volont\u00e0 degli organi centrali dello stato, perseguita nel<br \/>\ncorso di molti anni,  che tende a realizzare un diverso modello di<br \/>\nformazione. Se \u00e8 vero che l&#8217;inadeguatezza del sistema possa essere<br \/>\ncausata dall&#8217;ampliamento del corpo studentesco, non \u00e8 esattamente<br \/>\ncomprensibile come questo possa essere correlato al decentramento<br \/>\namministrativo, tanto meno agli altri provvedimenti riportati nel<br \/>\ndocumento che affronteremo in seguito. Ancora pi\u00f9 inopportuno, a<br \/>\nnostro avviso, \u00e8 il riferimento all&#8217;omogeneit\u00e0 dello studentato:<br \/>\nper quale motivo l&#8217;organizzazione universitaria dovrebbe essere<br \/>\nlegata alle classi sociali di appartenenza degli studenti? <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\">\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: small\"><strong>3.<br \/>\nI cardini del nuovo modello<\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\">\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: small\"><strong>3.1.<br \/>\nContrattualit\u00e0 e studenti part-time<\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: small\">Come scritto in<br \/>\nprecedenza, questo documento anticipa e struttura gran parte dei<br \/>\nprovvedimenti attuati, in particolare, con le riforme Zecchino,<br \/>\nMoratti e Mussi. Il primo principio enunciato \u00e8 quello della<br \/>\n<em><strong>contrattualit\u00e0<\/strong><\/em><em> <\/em>del rapporto tra studente ed<br \/>\nente universitario, il ch\u00e9 implica l&#8217;obbligo di una serie di<br \/>\nprestazioni da parte di entrambi i soggetti. \u00c8 evidente come sia in<br \/>\natto una mutazione dei contesti di studio e di formazione, che tende<br \/>\nin modo esplicito alla economicit\u00e0, sia terminologica che<br \/>\nsostanziale. Individualizzare l&#8217;interazione tra studenti e universit\u00e0<br \/>\nfa in modo che quest&#8217;ultima non sia pi\u00f9 vincolata alle aspettative<br \/>\ndella collettivit\u00e0, ma solo al \u201ccontratto\u201d stipulato da ogni<br \/>\nsingolo studente; inoltre non si tratta di un accordo bilaterale, in<br \/>\nquanto \u00e8 del tutto improbabile che ogni studente abbia la<br \/>\npossibilit\u00e0 di contrattare le prestazioni dell&#8217;ente universitario,<br \/>\ntuttalpi\u00f9 gli sar\u00e0 concesso di accettare o meno delle condizioni<br \/>\nprecostituite. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\">\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: small\">Questo nuovo tipo<br \/>\ndi \u201ciscrizione\u201d prefigura la possibilit\u00e0 di differenziazione<br \/>\ndelle figure studentesche, ovviamente in base ad un diverso contratto<br \/>\nstipulato. Tra queste, il gruppo di lavoro prevede la figura dello<br \/>\n<em>studente a tempo parziale<\/em>, che dovrebbe rispondere alle<br \/>\nesigenze di \u201c<em>giovani adulti, perlopi\u00f9 gi\u00e0 inseriti nel mondo<br \/>\ndel lavoro, che intendono conseguire il titolo di studio senza un<br \/>\ntermine di tempo preciso<\/em>\u201d, sostanzialmente studenti lavoratori,<br \/>\ncui il contratto riconosce possibilit\u00e0 limitate rispetto<br \/>\nall&#8217;avanzamento nei corsi di studio e conseguentemente tempi pi\u00f9<br \/>\nlunghi, tutto questo per favorire la sparizione della  \u201c<em>anomalia<br \/>\n[..]<\/em> <em>dello studente fuori corso<\/em>\u201d.  Si tenta di<br \/>\nmascherare una netta discriminazione di parte del corpo studentesco<br \/>\ncon un adattamento dell&#8217;istituzione universitaria, ignorando per<br \/>\naltro il fatto che buona parte degli studenti che lavorano ne hanno<br \/>\nnecessit\u00e0 proprio per permettersi gli studi, sempre meno accessibili<br \/>\nalle famiglie dei ceti meno abbienti. Un sistema universitario che<br \/>\nvoglia limitare le difficolt\u00e0 di studenti che hanno la necessit\u00e0 di<br \/>\nlavorare contemporaneamente al corso di studi, dovrebbe aumentare gli<br \/>\ninvestimenti in servizi per alleggerire il carico economico delle<br \/>\nfamiglie, oppure predisporre degli impieghi lavorativi per gli<br \/>\nstudenti che ne facciano richiesta, in ambiti contestuali alla<br \/>\nfacolt\u00e0 o al corso di studi di appartenenza (biblioteche,<br \/>\nlaboratori, alloggi universitari eccetera). <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\">\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: small\"><strong>3.2.<br \/>\nDifferenziazione competitiva degli atenei<\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: small\"><strong>3.2.1\tCompetizione<\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: small\">Integrando il<br \/>\nprincipio di autonomia, il gruppo di lavoro auspica che gli atenei<br \/>\navviino un processo di <strong>differenziazione<\/strong> e di <strong>competizione<\/strong>,<br \/>\ngrazie al quale il sistema formativo dovrebbe fare un salto di<br \/>\nqualit\u00e0 e risultare adeguato ai tempi. L&#8217;idea di competizione tra<br \/>\ngli atenei lascia pensare subito a contesti assolutamente distanti<br \/>\n(almeno dovrebbero esserlo) dalla formazione, come per esempio il<br \/>\nmercato e la produzione, ma in realt\u00e0 \u00e8 il GdL stesso che precisa<br \/>\nal riguardo:\u201c<em>Indipendentemente da ogni altra considerazione, nel<br \/>\nsistema italiano non \u00e8 possibile, allo stato attuale, pensare a un<br \/>\nsistema di atenei in competizione tra di loro, per la buona ragione<br \/>\nche mancano le condizioni al contorno per un vero e proprio mercato<br \/>\naccademico, sia per gli studenti, sia per i docenti<\/em>\u201d. Si noti<br \/>\ncome la competizione ed il mercato accademico (!?) non sono<br \/>\nassolutamente disprezzati, anzi, descrivendo il contesto come<br \/>\nprematuro per questi concetti, si lascia intendere che sarebbe<br \/>\nauspicabile uno sviluppo in questa direzione: \u201c<em>Tale mancanza<br \/>\nderiva da una serie di importanti vincoli strutturali esterni<br \/>\nall&#8217;istituzione universitaria e relativi alla mobilit\u00e0 delle<br \/>\npersone, al mercato del lavoro e alla sua organizzazione e, infine,<br \/>\nal ruolo del sistema familiare nei meccanismi di inserimento dei<br \/>\ngiovani nella vita adulta, occupazione compresa, e non \u00e8 pertanto<br \/>\neliminabile, nel breve periodo, con misure normative. Sul lungo<br \/>\nperiodo la competizione tra i diversi atenei potr\u00e0 forse contribuire<br \/>\na stimolare una rilevante mobilit\u00e0 di docenti e studentesse e<br \/>\nstudenti<\/em>\u201d. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: small\"><strong>3.2.2\tDifferenziazione<br \/>\ne flessibilit\u00e0<\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: small\">Funzionale<br \/>\nall&#8217;autonomia ed alla competizione vi \u00e8 un secondo principio, la<br \/>\ndifferenziazione. Il concetto di differenziazione degli atenei \u00e8<br \/>\nampiamente discusso nel documento e sotto pi\u00f9 punti di vista. Viene<br \/>\ndescritto un modello di offerta formativa con <em><strong>flessibilit\u00e0<br \/>\ncurricolare, <\/strong><\/em> con cui si permette di \u201c<em>adeguare l&#8217;offerta<br \/>\nformativa ai cambiamenti nel mondo del lavoro e delle condizioni di<br \/>\nvita<\/em>\u201d. Sostanzialmente si tratta di dare la possibilit\u00e0 agli<br \/>\natenei di aprire e chiudere in modo autonomo corsi e attivit\u00e0<br \/>\nformative, in particolare il documento intende facilitarne la<br \/>\n\u201c<em>chiusura una volta che se ne rilevi esaurita l&#8217;utilit\u00e0<\/em>\u201d.<br \/>\nPremettendo che \u201c<em>lo stato \u00e8 solo uno dei finanziatori del<br \/>\nsistema universitario<\/em>\u201d il quadro diventa quanto mai completo, e<br \/>\nsi evidenziano i reali effetti di queste impostazioni. Si propone un<br \/>\nmodello dove gli atenei devono sforzarsi di produrre un offerta<br \/>\ndidattica quanto pi\u00f9 aderente possibile al contesto economico ed al<br \/>\nmercato del lavoro, secondo l&#8217;esplicito principio dell&#8217;utilit\u00e0,<br \/>\nmutuato appunto dal mercato territoriale e nazionale. L&#8217;esigenza di<br \/>\nalta formazione e cultura, principi imprescindibili ed indipendenti<br \/>\nda qualsivoglia logica di produzione ed impiego, deve lasciare spazio<br \/>\nad una pi\u00f9 efficiente professionalizzazione data da una didattica<br \/>\n<em>flessibile<\/em>, ovvero modellata sulla base delle possibilit\u00e0 del<br \/>\nmercato, quindi di chi ne influenza i suoi andamenti. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\">\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: small\">Ma tale influenza<br \/>\nsar\u00e0 solo esterna? In realt\u00e0 si auspicano anche finanziamenti<br \/>\n\u201cspontanei\u201d da parte di enti privati che decideranno di investire<br \/>\nnell&#8217;alta istruzione, ed in questo ambito sar\u00e0 ancora la<br \/>\ncompetizione tra gli atenei che ne determiner\u00e0 la capacit\u00e0 di<br \/>\nattrarre investimenti. Con l&#8217;autonomia di incidere direttamente sulla<br \/>\ndidattica, abili enti privati ed atenei attratti dai finanziamenti<br \/>\npotranno addirittura \u201csuperare\u201d l&#8217;adattamento della formazione al<br \/>\nmercato, per realizzare direttamente (e tacitamente) l&#8217;adattamento<br \/>\nagli interessi di una o pi\u00f9 aziende<a class=\"sdfootnoteanc\" title=\"sdfootnote3anc\" name=\"sdfootnote3anc\" href=\"#sdfootnote3sym\"><sup>3<\/sup><\/a>.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\">\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: small\">Ma, pur uscendo<br \/>\ndal campo delle ipotesi (poi purtroppo confermate dal tempo), il<br \/>\ngruppo di lavoro dovrebbe spiegarci quando un attivit\u00e0 formativa<br \/>\nesaurisce la sua utilit\u00e0. Escludendo casi di corsi scientifici di<br \/>\nteoria aristotelica, per esempio, riteniamo estremamente inadeguato<br \/>\nil concetto di quantificazione utilitaristica dell&#8217;attivit\u00e0<br \/>\nformativa, conseguentemente improponibile proporne addirittura la<br \/>\nchiusura. Il sistema universitario dovrebbe offrire e promuovere<br \/>\ntutte le attivit\u00e0 formative che hanno interesse antropologico,<br \/>\numanistico, scientifico, culturale, artistico eccetera, non limitarsi<br \/>\nal principio utilitaristico di mercato.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\">\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: small\"><strong>3.2.3\tOfferta<br \/>\nconsorziata e mobilit\u00e0<\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: small\">Altro obiettivo<br \/>\ndel GdL perseguito attraverso la differenziazione \u00e8 la \u201c<em>mobilit\u00e0<br \/>\ndelle risorse umane<\/em>\u201d e il \u201c<em>coordinamento territoriale<\/em>\u201d.<br \/>\nL&#8217;auspicio \u00e8 quello di far sviluppare agli atenei delle specifiche<br \/>\nqualit\u00e0, in termini di offerta formativa, per cui, attraverso<br \/>\nopportuno orientamento, gli studenti potranno scegliere un istituto<br \/>\nuniversitario piuttosto che un altro in base alle proprie esigenze<br \/>\nformative. Inoltre il GdL prevede di strutturare delle \u201c<em>aree di<br \/>\nofferta formativa in relazione agli attuali flussi di gravitazione<br \/>\ndegli studenti e\/o alle convenienze economico-sociali di istituire<br \/>\nnuove strutture formative<\/em>\u201d. Sostanzialmente si prevede la<br \/>\ndiversificazione di aree geografiche del paese in base a diverse<br \/>\nofferte formative, affinch\u00e8 gli studenti non scelgano per comodit\u00e0<br \/>\nl&#8217;universit\u00e0 \u201c<em>sotto casa<\/em>\u201d, bens\u00ec l&#8217;universit\u00e0 con il<br \/>\nmigliore corso di studi per la materia scelta. Viene specificato che<br \/>\n\u201c<em>l&#8217;offerta consorziata<\/em>\u201d (!?) permetter\u00e0 di evitare<br \/>\nsovraffollamenti degli atenei: un ateneo che ha ricevuto un numero<br \/>\nelevato di domande di iscrizione potr\u00e0 deviare parte degli studenti<br \/>\nin una universit\u00e0 dello stesso coordinamento territoriale,<br \/>\nconsorziata. \u00c8 incredibile come il gruppo di lavoro ignori<br \/>\ncompletamente il fatto che essere studente fuori sede implihia una<br \/>\nquantit\u00e0 di spese enormemente maggiore rispetto allo studio in sede,<br \/>\nrealizzando un&#8217;ulteriore discriminazione di classe implicita: gli<br \/>\nstudenti che avranno la possibilit\u00e0 economica potranno seguire il<br \/>\ncorso in un&#8217;universit\u00e0 ottimale per la specifica materia, gli altri<br \/>\ndovranno accontentarsi dell&#8217;offerta didattica dell&#8217;universit\u00e0 \u201csotto<br \/>\ncasa\u201d. Per non parlare delle \u201c<em>convenienze economico-sociali di<br \/>\nistituire nuove strutture formative<\/em>\u201d, con cui si sostanzia che<br \/>\nun&#8217;universit\u00e0 o un corso di studi non istituisce solo per necessit\u00e0<br \/>\nsociali e culturali della collettivit\u00e0, ma anche per interessi<br \/>\neconomici dell&#8217;istituzione. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: small\">Per quanto<br \/>\nriguarda le metodologie con cui orientare la propria didattica il GdL<br \/>\nnon va per il sottile: \u201c<em>L&#8217;offerta formativa a livello locale<br \/>\ndovr\u00e0, dal canto suo, <\/em><em><strong>tendere ad adeguarsi alle<br \/>\ncaratteristiche del mercato del lavoro e della economia del<br \/>\nterritorio<\/strong><\/em><em>, come anche dovr\u00e0 fare riferimento al genere<br \/>\ndi utilizzatori potenziali, allo scopo di consentire la creazione di<br \/>\nveri rapporti di contrattualit\u00e0 tra soggetti e istituzioni<\/em>\u201d,<br \/>\nma ancora pi\u00f9 inquietante \u00e8 la prospettiva tracciata per la<br \/>\ncomposizione dei coordinamenti territoriali: \u201c<em>Il coordinamento<br \/>\nterritoriale potrebbe essere assicurato da un comitato di rettori (e<br \/>\npresidi di facolt\u00e0) presenti sull&#8217;area, <\/em><em><strong>al quale<br \/>\nandrebbero affiancati<\/strong><\/em><em> &#8211; caso per caso &#8211; <\/em><em><strong>rappresentanti<br \/>\n&#8216;laici&#8217; degli organismi economici e scientifici locali da coinvolgere<br \/>\nin specifici progetti a ricaduta locale<\/strong><\/em>\u201d. In questo caso<br \/>\nriteniamo che ogni commento sia superfluo. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\">\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: small\"><strong>3.2.4\tValore<br \/>\nlegale del titolo di studio e proliferazione dei ma$t\u20acr$ <\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: small\">Ultimo<br \/>\n\u201cgioiello\u201d, solo per ordine di scrittura, tra le conseguenze<br \/>\ncorrelate agli obiettivi della diversificazione competitiva \u00e8 la<br \/>\ndestrutturazione del valore delle lauree. Non \u00e8 un caso che il<br \/>\ntitolo del documento (che rispecchia la commessa del ministero nei<br \/>\nconfronti del gruppo di lavoro, lo ripetiamo per l&#8217;ennesima volta)<br \/>\nsia \u201c<em>Autonomia didattica e innovazione dei <\/em><em><strong>corsi di<br \/>\nstudio di livello<\/strong><\/em><em> universitario e <\/em><em><strong>post-universitario<\/strong><\/em>\u201d.<br \/>\nRicordiamo che prima del processo di \u201criforma\u201d dell&#8217;universit\u00e0<br \/>\nitaliana, iniziata con il ministro Ruberti (primi anni 90), il nostro<br \/>\nsistema universitario e lavorativo era strutturato in modo da fornire<br \/>\nal laureato un consistente valore culturale e formativo, di<br \/>\nconseguenza una notevole garanzia in termini di bassa ricattabilit\u00e0<br \/>\nsul mercato del lavoro. Che cosa intende il ministero con corsi di<br \/>\nstudio di livello post-universitario? Innanzitutto la<br \/>\ndiversificazione dell&#8217;offerta didattica dei singoli atenei non pu\u00f2<br \/>\nche rendere disomogeneo il livello qualitativo della formazione<br \/>\nimpartita, tanto \u00e8 vero che lo stesso gruppo di lavoro al riguardo<br \/>\nparla semplicemente di un minimo di omogeneit\u00e0 garantita: \u201c<em>[..]<br \/>\nfinch\u00e9 il sistema universitario italiano rimane pubblico ed \u00e8<br \/>\nfinanziato con risorse nazionali, deve possedere alcuni requisiti<br \/>\ncomuni..\u201d<a class=\"sdfootnoteanc\" title=\"sdfootnote4anc\" name=\"sdfootnote4anc\" href=\"#sdfootnote4sym\"><sup>4<\/sup><\/a><br \/>\n<\/em>oppure, nel punto specifico:\u201c<em>[..] nel quadro dell&#8217;autonomia<br \/>\n\u00e8 indispensabile che i requisiti comuni siano effettivamente<br \/>\nminimi<\/em>\u201d. Questo non pu\u00f2 che andare ad intaccare un caposaldo<br \/>\ndel sistema di alta formazione, che garantiva pluralit\u00e0 e<br \/>\nuniversalit\u00e0, il <em><strong>valore legale del titolo di studio<\/strong><\/em>.<br \/>\nPer quali motivi questo \u00e8 garanzia per gli studenti italiani?<br \/>\nSvariati. Si pensi ad esempio che esso sancisce (almeno formalmente)<br \/>\nl&#8217;uguaglianza fra due titoli di studio conseguiti in universit\u00e0<br \/>\ndiverse, il che intacca la tendenza di formare gruppi di universit\u00e0<br \/>\ndi &#8216;serie a&#8217; e di &#8216;serie b&#8217;, soprattutto in ambiti privati. Al<br \/>\nriguardo il documento \u00e8 piuttosto chiaro: \u201c<em>[..] un sesto<br \/>\nprincipio organizzativo che mira alla graduale sostituzione di un<br \/>\nvalore formale del titolo di studio [..]<\/em>\u201d. Con che cosa lo si<br \/>\nvorrebbe sostituire? Sempre il sesto principio organizzativo ci<br \/>\nfornisce la temuta risposta: \u201c<em>[..]<\/em> <em>un sistema di<br \/>\ncertificazioni a posteriori o accreditamento basato su tre criteri,<br \/>\nvalore culturale del titolo proposto, sua rispondenza a esigenze<br \/>\nsociali o economiche e adeguatezza delle risorse messe a disposizione<br \/>\ndagli Atenei.<\/em>\u201d. Le &#8216;certificazioni a posteriori&#8217; sarebbero<br \/>\ntutta una serie di titoli da \u201cguadagnare\u201d dopo la laurea, che<br \/>\nacquisiscono sempre pi\u00f9 valore man mano che le lauree stesse perdono<br \/>\ndi potere contrattuale nel mercato del lavoro. Ovviamente queste<br \/>\nesulano dal contratto tra studente e istituzione, risultano quindi un<br \/>\nsurplus rispetto al normale corso di studi sia da un punto di vista<br \/>\ntemporale che economico. Inoltre, ammettendo la possibilit\u00e0 di<br \/>\nrilascio di questo tipo di certificazioni anche da parte di istituti<br \/>\nprivati, si \u00e8 data vita ad un complesso sistema di masters<br \/>\ncostosissimi e sempre pi\u00f9 richiesti dalle aziende in fase<br \/>\ncolloquiale<a class=\"sdfootnoteanc\" title=\"sdfootnote5anc\" name=\"sdfootnote5anc\" href=\"#sdfootnote5sym\"><sup>5<\/sup><\/a>.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\">\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: small\"><strong>3.2.5<br \/>\nDifferenziazione competitiva &#8211; Conclusioni<\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: small\">Man mano che si<br \/>\nlegge e si rilegge il documento, se ne evince sempre di pi\u00f9<br \/>\nl&#8217;impostazione teorica e il modello di sistema formativo proposto,<br \/>\nche di fatto non risponde minimamente alle esigenze dell&#8217;universit\u00e0<br \/>\nitaliana, n\u00e9 sopperisce alle sue effettive mancanze<a class=\"sdfootnoteanc\" title=\"sdfootnote6anc\" name=\"sdfootnote6anc\" href=\"#sdfootnote6sym\"><sup>6<\/sup><\/a>,<br \/>\nma bens\u00ec risponde all&#8217;esigenza del mercato (delle grandi imprese<br \/>\nassociate che ne regolano l&#8217;andamento) di disporre di figure<br \/>\nprofessionali funzionali al sistema produttivo e quanto pi\u00f9<br \/>\nricattabili possibile<a class=\"sdfootnoteanc\" title=\"sdfootnote7anc\" name=\"sdfootnote7anc\" href=\"#sdfootnote7sym\"><sup>7<\/sup><\/a>.<br \/>\nNon \u00e8 affatto casuale, infatti, che al processo di frammentazione<br \/>\ndel sistema formativo tradizionale viene affiancata la<br \/>\ndestrutturazione del sistema contrattuale e del mondo del lavoro<br \/>\nitaliano, che vede la comparsa delle prime figure &#8216;flessibili&#8217;, ergo<br \/>\nprecarie<a class=\"sdfootnoteanc\" title=\"sdfootnote8anc\" name=\"sdfootnote8anc\" href=\"#sdfootnote8sym\"><sup>8<\/sup><\/a>.<br \/>\nIn realt\u00e0 l&#8217;inadeguatezza che intende colpire la manovra del<br \/>\nministero \u00e8 l&#8217;incompatibilit\u00e0 dell&#8217;universit\u00e0 di massa (con tutti<br \/>\ni possibili difetti con cui \u00e8 stata realizzata nel nostro paese) che<br \/>\ngarantisse mezzi e strumenti per il riscatto sociale di individualit\u00e0<br \/>\ne collettivit\u00e0, con il sistema economico ed i suoi sviluppi in<br \/>\nchiave neoliberista. L&#8217;autonomia diventa il mezzo con cui lasciare<br \/>\nche l&#8217;universit\u00e0 venga man mano travolta, o quanto meno influenzata,<br \/>\nda esigenze ben distanti dalla formazione e dalla diffusione del<br \/>\nsapere, allo stesso tempo deresponsabilizzando il governo centrale<br \/>\n(quindi la politica) per le conseguenti ripercussioni che andranno a<br \/>\ndelinearsi da qui in avanti. Concludiamo con il pensiero che il<br \/>\ndocumento esprime sulle eventuali regole con cui gli atenei<br \/>\ndovrebbero effettuare la loro diversificazione competitiva, che<br \/>\nrispecchia in pieno il liberismo-pensiero applicato al mercato, e che<br \/>\nci d\u00e0 un&#8217;esatta immagine del modello proposto: \u201c<em>L&#8217;insieme di<br \/>\nquesti principi dovrebbe permettere ai singoli atenei una ampia<br \/>\ncapacit\u00e0 di iniziativa e trasformare l&#8217;insieme dell&#8217;istruzione<br \/>\nsuperiore italiana [&#8230;] in cui &#8216;\u00e8 permesso tutto ci\u00f2 che non \u00e8<br \/>\nvietato&#8217;, che costituisce l&#8217;ottavo principio operativo<\/em>\u201d.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\">\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: small\"><strong>4.\tDalla<br \/>\nteoria alla pratica: proposte concrete di destrutturazione<\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: small\">Il gruppo di<br \/>\nlavoro non disdegna di mettere in pratica i principi fino ad ora<br \/>\nillustrati e propone, soprattutto nel terzo capitolo &#8216;<em>Le<br \/>\nprincipali linee di intervento<\/em>&#8216;, delle misure pratiche con cui<br \/>\n&#8216;ristrutturare&#8217; il sistema formativo. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\">\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: small\"><strong>4.1<br \/>\nI crediti didattici<\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: small\">Come sottolineato<br \/>\ndal documento, gi\u00e0 una legge del 1990 definiva l&#8217;esistenza dei<br \/>\ncrediti didattici da erogare da parte degli enti universitari nei<br \/>\nconfronti degli studenti, al superamento di esami oppure allo<br \/>\nsvolgimento di attivit\u00e0 formative. Tuttavia fino al momento di<br \/>\nstesura della b.m., l&#8217;applicazione della legge risultava piuttosto<br \/>\nesigua, per lo pi\u00f9 affidata ad iniziative spontanee da parte di<br \/>\nsingole facolt\u00e0, corsi di laurea o addirittura singoli docenti. Il<br \/>\ngruppo di lavoro sottolinea l&#8217;importanza dell&#8217;adozione del sistema<br \/>\ndei crediti e ne incoraggia la diffusione, inquadrandolo sia in<br \/>\ntermini di &#8216;flessibilit\u00e0&#8217; e &#8216;riusabilit\u00e0&#8217; delle attivit\u00e0<br \/>\ndidattiche sostenute, sia per affiancare alla didattica tradizionale<br \/>\nattivit\u00e0 formative professionalizzanti, sia per rispondere alle<br \/>\nesigenze dell&#8217;unione europea di armonizzare i sistemi universitari<a class=\"sdfootnoteanc\" title=\"sdfootnote9anc\" name=\"sdfootnote9anc\" href=\"#sdfootnote9sym\"><sup>9<\/sup><\/a>.<br \/>\nIl sistema dei crediti risulta particolarmente adatto al modello di<br \/>\nautonomia descritto precedentemente, in quanto dota gli atenei di un<br \/>\nsistema di <em>quantificazione<\/em> universale, che per\u00f2 si sostanzia<br \/>\nin base a scelte precise dei singoli atenei. In sostanza si<br \/>\nstabilisce il numero di crediti necessario a conseguire un titolo di<br \/>\nstudio, che potrebbe benissimo rappresentare un \u201c<em>minimo<br \/>\nrequisito comune<\/em>\u201d, che tuttavia viene <em>ripartito<\/em> in<br \/>\nmaniera indipendente dagli organi didattici di ogni universit\u00e0, fino<br \/>\nal singolo insegnamento. Secondo il gruppo di lavoro questo<br \/>\nfaciliterebbe la flessibilit\u00e0 delle scelte dello studente, quindi la<br \/>\nmobilit\u00e0 all&#8217;interno dell&#8217;ateneo o tra diversi atenei (<em>vedi punto<br \/>\n3.2.3<\/em>) e agevolerebbe la contrattualit\u00e0 (<em>vedi punto 3.1<\/em>)<br \/>\ngrazie alla definizione di diverse modalit\u00e0 di accreditamento<br \/>\ndidattico in base a diverse forme contrattuali. Inoltre il sistema<br \/>\ndei crediti permetterebbe l&#8217;accreditamento di attivit\u00e0 che esulano<br \/>\ndalla didattica tradizionale, come tirocini, stages e altre attivit\u00e0<br \/>\nformative che permetterebbero allo studente di conseguire crediti<br \/>\nutili al conseguimento del proprio titolo di studi. Seppure il<br \/>\nprincipio di attivit\u00e0 diverse dalla didattica tradizionale non sia<br \/>\ncerto disprezzabile, \u00e8 necessario riflettere sulle implicazioni di<br \/>\nuna tale misura nel contesto dell&#8217;autonomia e della contrattualit\u00e0:<br \/>\ncome sar\u00e0 definito, infatti, il rapporto con gli enti ospitanti di<br \/>\ntali attivit\u00e0 nell&#8217;accordo &#8216;consensuale&#8217; tra studente e istituzione?<br \/>\nUna mancata regolamentazione centrale della materia  implicher\u00e0 la<br \/>\npossibilit\u00e0, per ogni singolo ateneo, di stabilire convenzioni e<br \/>\naccordi (perch\u00e9 no economici) con enti &#8216;ospitanti&#8217; in base a<br \/>\nprincipi assolutamente arbitrari, quindi non necessariamente<br \/>\nriconducibili alla formazione. Inoltre si noti come l&#8217;inglobamento di<br \/>\nattivit\u00e0 come il tirocinio nei piani di studio<a class=\"sdfootnoteanc\" title=\"sdfootnote10anc\" name=\"sdfootnote10anc\" href=\"#sdfootnote10sym\"><sup>10<\/sup><\/a>,<br \/>\nauspicato dal gruppo di lavoro, sia di fatto simultaneo alla<br \/>\nregolamentazione dello stesso come forma lavorativa a tempo<br \/>\ndeterminato<a class=\"sdfootnoteanc\" title=\"sdfootnote11anc\" name=\"sdfootnote11anc\" href=\"#sdfootnote11sym\"><sup>11<\/sup><\/a>.<br \/>\nSi sostanzia la possibilit\u00e0 da parte di enti pubblici e privati, di<br \/>\nreperire forza lavoro specializzata a condizioni stabilite da un<br \/>\nsingolo ateneo o da un consiglio di facolt\u00e0: baster\u00e0 una semplice<br \/>\nconvenzione in base ad accordi senza requisiti stabiliti a priori. Il<br \/>\ngruppo di lavoro non specifica di certo la possibilit\u00e0 di<br \/>\n&#8216;infiltrazione privata&#8217; in questo contesto: \u201c[il sistema dei<br \/>\ncrediti] <em>pu\u00f2 stabilire raccordi interessanti con enti estranei<br \/>\nall&#8217;Universit\u00e0, quali strutture formative post secondarie (ad<br \/>\nesempio Accademie di Belle Arti, Conservatori musicali, Musei,<br \/>\nistituti regionali, ecc.) o enti di ricerca, imprese e<br \/>\namministrazioni pubbliche o enti locali che accendano tirocini o<br \/>\nstages<\/em>\u201d, seppur la forma &#8216;<em>imprese e amministrazioni<br \/>\npubbliche<\/em>&#8216; risulti ambigua, \u00e8 tuttavia evidente che tra le<br \/>\nstrutture estranee alle universit\u00e0 gli enti privati <em>non sono<br \/>\nesclusi<\/em>. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: small\">Certo, a monte di<br \/>\ntutte la valutazioni sulle potenziali (purtroppo verificate)<br \/>\nconseguenze dell&#8217;adozione del sistema dei crediti, vi \u00e8 la messa in<br \/>\ndiscussione del principio stesso di quantificazione aritmetica del<br \/>\nsapere, che sposta radicalmente la configurazione dell&#8217;universit\u00e0<br \/>\nitaliana, dei suoi principi, dei suoi obiettivi correlati a quelli<br \/>\ndello studentato. Si nota infatti come la priorit\u00e0 del sistema<br \/>\nformativo non sia pi\u00f9 quella di elargire effettivamente formazione,<br \/>\nbens\u00ec di strutturare un valido accreditamento delle proprie attivit\u00e0<br \/>\ndidattiche; pi\u00f9 profonda \u00e8 la mutazione (orchestrata dall&#8217;alto)<br \/>\ndegli obiettivi dello studente, che non si orientano pi\u00f9 nel<br \/>\nconseguimento della conoscenza, bens\u00ec nel conseguimento di crediti.<br \/>\nUn&#8217;operazione artificiosa e scorretta quella della quantificazione,<br \/>\nche ha minato alle fondamenta il sistema universitario con il<br \/>\npretesto di raggiungere degli obiettivi facilmente perseguibili anche<br \/>\ncon strumenti diversi: basterebbe basare l&#8217;universit\u00e0 semplicemente<br \/>\nsulla formazione, culturale oltre che professionale, affinch\u00e8 offra<br \/>\nalla societ\u00e0, quindi all&#8217;individuo ed alla collettivit\u00e0, gli<br \/>\nstrumenti necessari per progredire da ogni punto di vista<br \/>\n(scientifico, umanistico, sociale), e su questa base definire una<br \/>\nstruttura formativa rigida quanto basta per garantire i principi di<br \/>\nuniversalit\u00e0 e pluralit\u00e0. Base purtroppo incompatibile con la<br \/>\nsociet\u00e0 attuale (anche in questo si evince l&#8217;inadeguatezza)<br \/>\nstrutturata su mercato, profitto, utilit\u00e0 materiale, flessibilit\u00e0<br \/>\neccetera. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\">\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: small\"><strong>4.2\tDestrutturazione<br \/>\ndei corsi di laurea e dei titoli di studio<\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: small\">Il paragrafo<br \/>\n\u201c<em>Struttura dell&#8217;ordinamento didattico<\/em>\u201d delinea la proposta<br \/>\ndel gruppo di lavoro sul nuovo percorso formativo dell&#8217;universit\u00e0:<br \/>\n\u201c<em>I corsi si diversificano [&#8230;] secondo le seguenti possibilit\u00e0:<br \/>\nCorso di Diploma universitario autonomo [&#8230;] ;  Corso di Laurea,<br \/>\npossibilmente con la presenza, all&#8217;interno del relativo curricolo, di<br \/>\nun traguardo intermedio. Tale traguardo pu\u00f2 essere costituito o da<br \/>\nun Diploma universitario collocato &#8216;in serie&#8217;.<\/em>\u201d. Vengono quindi<br \/>\ndefinite due diverse proposte didattiche, con conseguente scissione<br \/>\ndel titolo di studio: si tratta di una tecnica atta ad abbreviare il<br \/>\npercorso di studi in modo da rendere pi\u00f9 leggero e dinamico l&#8217;intero<br \/>\nsistema formativo. Anche questo risulta un miglioramento solo<br \/>\npresunto, giustificato dalle statistiche che attestano che la gran<br \/>\nparte degli studenti che terminano gli studi, non lo fanno nei tempi<br \/>\nprevisti dall&#8217;ordinamento, quindi atto a &#8216;cancellare&#8217; il fenomeno<br \/>\nanomalo dei fuori corso. In realt\u00e0 si tratta di fatto di un<br \/>\nadattamento alle esigenze del sistema di produzione, che usufruisce<br \/>\ndell&#8217;arruolamento di una figura intermedia, il <em>diplomato<\/em>.<br \/>\nQuesta, altamente ricattabile in funzione delle sue conoscenze<br \/>\nparziali e frammentarie, dovrebbe sopperire alla richiesta di mano<br \/>\nd&#8217;opera specializzata che era in precedenza coperta dai <em>diplomati<br \/>\ndi scuola superiore in istituti tecnici<\/em>, ma che in un quadro di<br \/>\nregressione delle prospettive occupazionali e dislivello tra le<br \/>\nrichieste del mercato e l&#8217;ampio bacino di potenziali lavoratori (i<br \/>\ndiplomati), non risulta pi\u00f9 sufficiente (in modo del tutto<br \/>\narbitrario) per gran parte degli impieghi. Si tratta dunque di<br \/>\nstrutturare delle mini-lauree prettamente professionalizzanti,<br \/>\nprobabilmente ispirate dalla vecchia struttura di scuola superiore<br \/>\ndelineata da Gentile, che separava i licei, accessibili solo ai figli<br \/>\ndella borghesia, alle scuole professionalizzanti; citando<br \/>\nl&#8217;introduzione del documento: \u201c<em>Viene confermata l&#8217;importanza del<br \/>\ndiploma triennale con funzioni prevalentemente professionalizzanti<br \/>\ncome percorso separato<\/em>\u201d. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: small\">Anche nel<br \/>\ncontesto del &#8216;riordino&#8217; dei corsi di studio, spuntano i fatidici<br \/>\nmasters: \u201c[..] <em>approfondimenti ulteriori possono svilupparsi,<br \/>\noltre che nel Dottorato finalizzato alla ricerca di base e\/o<br \/>\napplicata, nella Specializzazione o nel master (o denominazione<br \/>\nanaloga)..\u201d<\/em>. Ribadiamo come la metodologia delle certificazioni<br \/>\npost-secondarie sia un pretesto per deresponsabilizzare in primo<br \/>\nluogo il governo centrale, secondariamente i singoli atenei, rispetto<br \/>\nagli obblighi nei confronti della collettivit\u00e0, la quale ha diritto<br \/>\nad un titolo di studio sufficiente a garantire la non ricattabilit\u00e0<br \/>\ndel mercato, obiettivo perseguibile solo con un sistema di alta<br \/>\nformazione di elevata qualit\u00e0 (in senso assoluto e non relativo a<br \/>\ntempi e leggi del sistema di produzione moderno, come sostiene il<br \/>\ngruppo di lavoro) e di massa. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\">\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: small\"><strong>5.<br \/>\nConclusioni<\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: small\">Crediamo che si<br \/>\npossa evincere come questo documento, sconosciuto ai pi\u00f9 e<br \/>\nsicuramente passato in secondo piano rispetto alle riforme vere e<br \/>\nproprie, in realt\u00e0 \u00e8 quello che delinea la reale e progressiva<br \/>\ndestrutturazione del sistema universitario italiano, parallelamente<br \/>\nalla destrutturazione del sistema contrattuale del mondo del lavoro,<br \/>\nperseguite entrambe dallo stesso governo di centro-sinistra,<br \/>\nperfezionate dal governo di centro-destra, riprese nuovamente dal<br \/>\ncentro-sinistra e cos\u00ec via. Sostanzialmente il progetto risponde<br \/>\nalla precisa volont\u00e0 continentale e nazionale di adottare il sistema<br \/>\nneo-liberista in uso negli stati uniti, con conseguente<br \/>\nsmantellamento dello stato sociale, sparizione delle garanzie per i<br \/>\nlavoratori in virt\u00f9 della libert\u00e0 delle imprese, asservimento del<br \/>\nsistema formativo alle logiche di mercato, privatizzazione di ampi<br \/>\nsettori della pubblica amministrazione e cos\u00ec via. Il sistema di<br \/>\nistruzione statunitense \u00e8 un sistema fortemente classista, dove il<br \/>\ndiritto allo studio lascia spazio a rette universitarie astronomiche<br \/>\nper gli istituti di maggior prestigio, distinti da tutta una serie di<br \/>\n<em>universit\u00e0-purgatorio <\/em>di media e bassa qualit\u00e0, destinate ai<br \/>\nceti medi e bassi (solo parte di questi ultimi, visto che il resto \u00e8<br \/>\nimpossibilitato all&#8217;accesso anche a questi istituti) che accedono<br \/>\ncos\u00ec a corsi di <em>specializzazione professionale<\/em>. Questo \u00e8<br \/>\nsolitamente taciuto dai molti intellettuali e politici che esaltano<br \/>\nil sistema statunitense, senza negare che sicuramente esso riesce ad<br \/>\nesprimere anche (e meno male!) alcune eccellenze. Risulta paradossale<br \/>\nper\u00f2 che il sistema italiano, il quale tradizionalmente ha prodotto<br \/>\ncostantemente delle eccellenze, debba essere cos\u00ec radicalmente<br \/>\nmutato. La realt\u00e0 \u00e8 che lo sviluppo dei mercati globali e la<br \/>\ncrescita degli interessi privati, impone al mondo ed ai singoli stati<br \/>\nun unico modello generale, che risponda alle esigenze ed di chi<br \/>\ncontrolla gli scambi economici e detiene il potere finanziario:<br \/>\naziende e banche. In ogni nazione i processi di assimilazione di<br \/>\nquesto processo sono caratterizzati da modalit\u00e0 e tempi specifici,<br \/>\ndettati da situazioni di partenza, ma anche da contesti sociali e<br \/>\npolitici. In Italia la bozza Martinotti \u00e8 quella che meglio incarna<br \/>\nl&#8217;impostazione teorica e la pianificazione pratica di questo<br \/>\nfenomeno.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\">\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: x-small\"><strong>Appendice<br \/>\nA: la favola della spendibilit\u00e0 dei crediti<\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: x-small\">Tra<br \/>\ni tanti pregi elencati dal GdL nell&#8217;adozione del sistema dei crediti,<br \/>\nvi \u00e8 la riutilizzabilit\u00e0 non solo in ambito accademico, ma persino<br \/>\nin ambito lavorativo. \u201c<em>L&#8217;adozione del sistema dei crediti non \u00e8<br \/>\nun puro e semplice cambio di etichetta, ma costituisce l&#8217;accettazione<br \/>\ndi un principio estremamente importante che \u00e8 la riutilizzabilit\u00e0<br \/>\ndi tutti gli investimenti formativi innanzitutto nell&#8217;ambito del<br \/>\nsistema universitario, ma anche, nelle prospettive indicate dal<br \/>\n&#8216;patto per il lavor\u00f2 del settembre 1996, nel quadro della<br \/>\ncostruzione di un sistema integrato di certificazione delle<br \/>\ncompetenze professionali che riguarda sia l&#8217;universit\u00e0, sia gli<br \/>\naltri settori del sistema formativo, sia lo stesso mercato del<br \/>\nlavoro.<\/em>\u201d Secondo il documento, infatti, grazie ai crediti<br \/>\ndidattici si recupererebbero gli investimenti effettuati<br \/>\nnell&#8217;istruzione universitaria anche in caso di interruzione degli<br \/>\nstudi prima del conseguimento del titolo, proprio grazie<br \/>\nall&#8217;accumulazione di crediti didattici, riconoscibili e spendibili<br \/>\ncome contenuto curricolare. Il paradosso consiste nell&#8217;aver<br \/>\nsvalorizzato il titolo di studio a tal punto da non renderlo<br \/>\nsufficiente a certificare una preparazione eccellente, predisponendo<br \/>\nun sistema di certificazioni post-universitarie, ed allo stesso tempo<br \/>\nsostenere che i crediti accumulati permetteranno a coloro che non<br \/>\nterminano gli studi di disporre di un &#8216;capitale formativo&#8217; comunque<br \/>\nspendibile sul mercato. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\">\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: x-small\"><strong>Appendice<br \/>\nB: l&#8217;anno iniziale comune<\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: x-small\">Tra<br \/>\nle tante proposte del documento poi riprese dalle riforme successive<br \/>\nvi \u00e8 quello dell&#8217;inserimento, nel nuovo ordinamento didattico, di un<br \/>\nanno in comune per pi\u00f9 corsi di laurea di una stessa area<br \/>\ndisciplinare: \u201c<em>Si ravvisa l&#8217;opportunit\u00e0, per evitare una troppo<br \/>\nprecoce scelta curricolare, di prevedere la possibilit\u00e0 di un anno<br \/>\niniziale. L&#8217;anno iniziale pu\u00f2 rappresentare un curricolo totalmente,<br \/>\no in larga misura, comune per un&#8217;intera area, anche trasversale<br \/>\nrispetto alle attuali facolt\u00e0<\/em>\u201d. Questa ipotesi \u00e8 stata<br \/>\nripresa dal ministro unico Moratti<a class=\"sdfootnoteanc\" title=\"sdfootnote12anc\" name=\"sdfootnote12anc\" href=\"#sdfootnote12sym\"><sup>12<\/sup><\/a>,<br \/>\nche prevedeva un percorso di studi detto <em>a &#8216;Y&#8217;<\/em>, con un anno<br \/>\niniziale di &#8216;orientamento&#8217; seguito da una biforcazione tra <em>percorso<br \/>\nprofessionalizzante<\/em> e <em>percorso magistrale, <\/em>ma attuata in<br \/>\nparte gi\u00e0 dal ministro Zecchino. Successivamente anche il ministro<br \/>\nMussi ha confermato lo schema a Y, nonostante lo stesso gruppo di<br \/>\nlavoro del MURST non si sia espresso nettamente sulla questione. Il<br \/>\ndocumento continua, infatti, come segue: \u201c<em>Il Gruppo di Lavoro ha<br \/>\ndibattuto a lungo l&#8217;opportunit\u00e0 di suggerire l&#8217;istituzione di questo<br \/>\nanno iniziale. Il Gruppo, tuttavia, pur ravvisando l&#8217;opportunit\u00e0 di<br \/>\nipotizzare un periodo teso ad evitare una troppo precoce scelta<br \/>\ncurricolare, non e&#8217; unanime nel considerare il progetto di un anno<br \/>\niniziale, come immediatamente realizzabile in tempi brevi e per tutte<br \/>\nle aree e nel ritenerlo coerente con l&#8217;obiettivo di riduzione<br \/>\ntemporale della durata degli studi altrove affermata, ma unanimemente<br \/>\nne suggerisce come auspicabile la sperimentazione ovunque venga<br \/>\nritenuta opportuna.<\/em>\u201d<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\">\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: x-small\"><strong>Appendice<br \/>\nC: Non solo Guido Martinotti, gli autori del documento.<br \/>\n<\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: x-small\">L&#8217;onore<br \/>\ndel nome di questo documento rischia di personificare meriti o<br \/>\ndemeriti del lavoro commissionato dal ministero nel 1996. In realt\u00e0<br \/>\nil folto gruppo di lavoro si compone si svariati docenti,<br \/>\namministratori, consulenti e politici, che elenchiamo di seguito e di<br \/>\ncui forniamo qualche \u201ccuriosit\u00e0\u201d. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: x-small\"><em>Coordinatore<br \/>\nGuido Martinotti, Universit\u00e0 di Milano. Hanno partecipato: Gabriele<br \/>\nAnzellotti, Universit\u00e0 di Trento; Laura Balbo, Universit\u00e0 di<br \/>\nFerrara; Luciano Benadusi, Universit\u00e0 di Roma &#8220;La Sapienza&#8221;;<br \/>\nStefano Boffo, Universit\u00e0 di Trieste; Biancamaria Bosco Tedeschini<br \/>\nLalli, Universit\u00e0 Roma III; Matilde Callari Galli, Universit\u00e0 di<br \/>\nBologna; Sergio Lariccia, Universit\u00e0 di Roma &#8220;La Sapienza&#8221;;<br \/>\nUte Lindner, Consulente ISTAT; Giuno Luzzatto, Universit\u00e0 di Genova;<br \/>\nAndrea Messeri, Universit\u00e0 di Siena; Roberto Moscati, Universit\u00e0 di<br \/>\nTrieste; Antonio Rodin\u00f2 Di Miglione, Consigliere Senato della<br \/>\nRepubblica; Romilda Rizzo, Universit\u00e0 di Catania; Vito Svelto,<br \/>\nUniversit\u00e0 di Pavia; Nicola Tranfaglia, Universit\u00e0 di Torino;<br \/>\nRodolfo Zich, Politecnico di Torino. <\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;font-style: normal\"><span style=\"font-family: Nimbus Roman No9 L,serif\"><span style=\"font-size: x-small\">Escludendo<br \/>\nl&#8217;esponente ISTAT, si tratta di esponenti politici o docenti che<br \/>\nruotano intorno allo schieramento di centro sinistra del nostro<br \/>\nparlamento, (il gruppo \u00e8 stato nominato da un governo di<br \/>\ncentro-sinistra) il ch\u00e9 dimostra il trasversalismo politico che da<br \/>\ndecenni nel nostro paese contribuisce al disegno antipopolare e<br \/>\nliberista spinto da venti comunitari e oltreoceanici, che sospinge<br \/>\nentrambi gli schieramenti. Citiamo in particolare  Laura Balbo, che \u00e8<br \/>\nstata Ministro delle Pari Opportunit\u00e0 dal 1998 al 2000, governo<br \/>\nD&#8217;Alema, e Nicola Tranfaglia, fino al 2004 iscritto ai Democratici di<br \/>\nSinistra, dal 2004 Partito dei Comunisti Italiani, eletto deputato<br \/>\nnel 2006, nel 2008 \u00e8 candidato della Sinistra Arcobaleno,<br \/>\nnell&#8217;aprile 2009 annuncia la candidatura alle elezioni europee nelle<br \/>\nfile de Italia dei Valori. Inoltre, in occasione del movimento No-133<br \/>\n(ottobre 2008) contro i tagli della finanziaria alle universit\u00e0,<br \/>\nmolti di questi docenti si sono schierati a favore della<br \/>\nmobilitazione: in particolare \u00e8 presente e facilmente rintracciabile<br \/>\nin rete (almeno al momento della stesura di questo documento) un<br \/>\nvideo del prof. Luciano Benadusi, che ha ricoperto anche la carica di<br \/>\npreside della facolt\u00e0 di sociologia, in cui si attacca la \u201cnefasta<br \/>\npolitica del governo\u201d riferendosi a quello attualmente in carica. A<br \/>\ndire il vero, il prof. Benadusi non risparmia neanche i governi<br \/>\nprecedenti: \u201c[..] Sappiamo che l&#8217;opera di soffocamento<br \/>\ndell&#8217;universit\u00e0 \u00e8 una linea che si porta avanti ormai da anni, da<br \/>\nparte di diversi governi..\u201d. Sar\u00e0 una sorta di ammissione di<br \/>\ncolpa?<\/span><\/span><\/p>\n<div>\n<p class=\"sdfootnote\"><span style=\"font-size: x-small\"><a class=\"sdfootnotesym\" title=\"sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1sym\" href=\"#sdfootnote1anc\">1<\/a> Il<br \/>\ntermine &#8216;sistema formativo&#8217; \u00e8 utilizzato nel testo, per comodit\u00e0,<br \/>\ncome sinonimo di &#8216;sistema universitario&#8217;, seppur siamo consapevoli<br \/>\ndel fatto che l&#8217;alta formazione sia solo una parte del sistema<br \/>\nformativo. <\/span><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"sdfootnote\"><span style=\"font-size: x-small\"><a class=\"sdfootnotesym\" title=\"sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2sym\" href=\"#sdfootnote2anc\">2 <\/a>Il<br \/>\n\u201c<em>virgolettato corsivo<\/em><span style=\"font-style: normal\">\u201d<br \/>\nall&#8217;interno di questo documento riporta citazioni della bozza<br \/>\nMartinotti<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"sdfootnote\"><span style=\"font-size: x-small\"><a class=\"sdfootnotesym\" title=\"sdfootnote3sym\" name=\"sdfootnote3sym\" href=\"#sdfootnote3anc\">3<\/a> Questa<br \/>\ndenuncia \u00e8 stata sollevata da numerosi gruppi di studenti all&#8217;epoca<br \/>\ndella pubblicazione del documento, seppur all&#8217;epoca fosse meno<br \/>\nchiaro di adesso il modello proposto dal ministero. Tali denunce<br \/>\nvennero ovviamente considerate eccessivamente pessimiste ed in<br \/>\ncattiva fede.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"sdfootnote\"><span style=\"font-size: x-small\"><a class=\"sdfootnotesym\" title=\"sdfootnote4sym\" name=\"sdfootnote4sym\" href=\"#sdfootnote4anc\">4 <\/a>Si<br \/>\nnoti come non viene escluso che il sistema universitario possa<br \/>\ndiventare privato, o meglio, &#8216;non pubblico&#8217;.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"sdfootnote\"><span style=\"font-size: x-small\"><a class=\"sdfootnotesym\" title=\"sdfootnote5sym\" name=\"sdfootnote5sym\" href=\"#sdfootnote5anc\">5<\/a> Molto<br \/>\nspesso sono le aziende stesse a promuovere in collaborazione con<br \/>\nistituti privati (o peggio ancora pubblici) i masters per poi<br \/>\nrichiederli tra i requisiti curricolari, innescando un circolo<br \/>\nvizioso che tende a sfociale in un &#8216;ricatto legale&#8217;: per essere<br \/>\nassunti bisogna conseguire (quindi pagare) il master dell&#8217;azienda<br \/>\nstessa.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"sdfootnote\"><span style=\"font-size: x-small\"><a class=\"sdfootnotesym\" title=\"sdfootnote6sym\" name=\"sdfootnote6sym\" href=\"#sdfootnote6anc\">6<\/a> Ampiezza<br \/>\ndel corpo studentesco; sistema baronale delle docenze; diritto allo<br \/>\nstudio e servizi carenti eccetera<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"sdfootnote\"><span style=\"font-size: x-small\"><a class=\"sdfootnotesym\" title=\"sdfootnote7sym\" name=\"sdfootnote7sym\" href=\"#sdfootnote7anc\">7 <\/a>Quanto<br \/>\npi\u00f9 i lavoratori sono ricattabili, pi\u00f9 sono disposti ad accettare<br \/>\ncondizioni peggiori, risultando quindi meno gravosi per l&#8217;ente che<br \/>\nli impiega.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"sdfootnote\"><span style=\"font-size: x-small\"><a class=\"sdfootnotesym\" title=\"sdfootnote8sym\" name=\"sdfootnote8sym\" href=\"#sdfootnote8anc\">8<\/a>Si<br \/>\nveda Pacchetto Treu con cui vengono inserite nel sistema<br \/>\ncontrattuale italiano le prime forme di lavoro interinale<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"sdfootnote\"><span style=\"font-size: x-small\"><a class=\"sdfootnotesym\" title=\"sdfootnote9sym\" name=\"sdfootnote9sym\" href=\"#sdfootnote9anc\">9<\/a>In<br \/>\nambito comunitario era gi\u00e0 attivo il sistema dei crediti ETCS<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"sdfootnote\"><span style=\"font-size: x-small\"><a class=\"sdfootnotesym\" title=\"sdfootnote10sym\" name=\"sdfootnote10sym\" href=\"#sdfootnote10anc\">10 <\/a>Il<br \/>\npunto <em>3.e<\/em> del paragrafo &#8216;Struttura dell&#8217;ordinamento<br \/>\ndidattico&#8217;, capitolo 4, recita: \u201c<em>[i criteri relativi ad ogni<br \/>\ncorso individuano esclusivamente] l&#8217;eventuale obbligatoriet\u00e0 di<br \/>\nattivit\u00e0 extramurali, in particolare di tirocini e stages, e le<br \/>\nregole generali relative a tali attivit\u00e0<\/em>\u201d<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"sdfootnote\"><span style=\"font-size: x-small\"><a class=\"sdfootnotesym\" title=\"sdfootnote11sym\" name=\"sdfootnote11sym\" href=\"#sdfootnote11anc\">11 <\/a>Sempre<br \/>\npacchetto Treu<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"sdfootnote\"><span style=\"font-size: x-small\"><a class=\"sdfootnotesym\" title=\"sdfootnote12sym\" name=\"sdfootnote12sym\" href=\"#sdfootnote12anc\">12<\/a> Per<br \/>\nl&#8217;occasione il secondo governo Berlusconi unific\u00f2 ministero<br \/>\ndell&#8217;istruzione e ministero dell&#8217;universit\u00e0, nominando Letizia<br \/>\nMoratti ministro unico dell&#8217;istruzione, dell&#8217;universit\u00e0 e della<br \/>\nricerca. Vedi Riforma Moratti<\/span><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La bozza Martinotti di Flavio Stasi Studente Facolt\u00e0 di Ingegneria Universit\u00e0 della Calabria 1. 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