{"id":1017,"date":"2012-09-01T17:17:29","date_gmt":"2012-09-01T15:17:29","guid":{"rendered":"http:\/\/resistente.noblogs.org\/?p=1017"},"modified":"2012-09-01T17:17:29","modified_gmt":"2012-09-01T15:17:29","slug":"lesigenza-di-un-nuovo-meridionalismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/resistente.noblogs.org\/?p=1017","title":{"rendered":"L&#8217;esigenza di un nuovo meridionalismo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: right;\"><em><strong>di Flavio Stasi<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>Commento pubblicato sulle pagine regionali de Il Quotidiano della Calabria, 1 Settembre 2012<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/resistente.noblogs.org\/files\/2012\/09\/32-pontelandolfo1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1019\" title=\"32-pontelandolfo\" src=\"https:\/\/resistente.noblogs.org\/files\/2012\/09\/32-pontelandolfo1.jpg\" alt=\"\" width=\"637\" height=\"352\" srcset=\"https:\/\/resistente.noblogs.org\/files\/2012\/09\/32-pontelandolfo1.jpg 637w, https:\/\/resistente.noblogs.org\/files\/2012\/09\/32-pontelandolfo1-300x165.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 637px) 100vw, 637px\" \/><\/a>La crisi economica ha messo in evidenza quello che gli osservatori pi\u00f9 attenti denunciano non da anni, ma da secoli: gli stati occidentali sono strumenti nelle mani di una serie di banchieri e speculatori. Non fa eccezione l&#8217;Italia, che fin dagli albori ha rappresentato il segno dell&#8217;assoggettamento di popoli e culture in virt\u00f9 del dominio economico di un regno, quello del Piemonte e dei Savoia, e di una serie di latifondisti anche stranieri interessati all&#8217;espansione di un regno. Quello che ne \u00e8 risultato \u00e8 il sud Italia di oggi, ovvero quello di dieci anni fa, ovvero quello di cento anni fa. Un meridione depredato non solo delle proprie ricchezze (si pensi alle infrastrutture prima che ai tesori borbonici) ma soprattutto della propria identit\u00e0 culturale e sovranit\u00e0 territoriale. Due concetti diversi, ma saldamente connessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nostra identit\u00e0 culturale \u00e8 stata annientata dalla dominazione prima piemontese, poi romana, mentre oggi sarebbe il caso di definirla \u201cbocconiana\u201d.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da Savoia e Cavour a Monti e Passera, passando per i Mussolini, gli Andreotti, i Craxi, i Prodi ed i Berlusconi: una schiatta di regnanti che ha trasformato una naturale appartenenza quasi in una vergogna, decidendo per noi l&#8217;incapacit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Hanno deciso che noi siamo incapaci di sfruttare le nostre risorse naturali, e per questo hanno disseminato coste e colli di centrali, cementifici ed altre catastrofi che poi hanno puntualmente lasciato l\u00ec, simbolo della bruttezza in una terra bellissima, quindi simbolo del nostro fallimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Hanno deciso che noi siamo incapaci di valorizzare le nostre risorse storiche, culturali, architettoniche, e per questo hanno reso le nostre citt\u00e0 irraggiungibili con treni o strade decenti. Hanno deciso che la nostra lingua \u00e8 dissonante, e per questo hanno bombardato generazioni e generazioni di meridionali con attori, cantanti e presentatori con l&#8217;accento lombardo o piemontese, a tal punto da farci pensare che quell&#8217;accento fosse quello \u201citaliano\u201d, a tal punto da farci stranire e quasi inorridire nell&#8217;ascoltare qualcuno con le consonanti pronunciate o le finali troncate in luogo pubblico o per radio o per televisione. Tranne, ovviamente, qualora si tratti di un comico: i buffoni di corte del sud sono sempre molto apprezzati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 assolutamente necessario rammentare e recuperare tutto questo e la complessit\u00e0 della questione meridionale proprio oggi, quando il dominio di una schiatta di banchieri sta colpendo ulteriormente le nostre condizioni di vita non potendo pi\u00f9 garantirci le briciole, quando il centro del potere decisionale, almeno quello presunto, si sposta ancor pi\u00f9 lontano, da Roma-Milano a Bruxelles-Berlino. Oggi, mentre lo stato italiano decade per lasciar posto alla dominazione europea, \u00e8 necessario tornare consapevoli delle proprie radici e della propria cultura, presenti ormai sono nelle canzoni popolari, ed essere consapevoli di ci\u00f2 che lo stato italiano ha rappresentato realmente per noi e per la nostra terra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non di certo per odiare il nord, specularmente ad una manica di idioti: l&#8217;identit\u00e0 non si afferma a scapito di un&#8217;altra; la nostra cultura, per definizione, non si basa \u201ccontro\u201d la cultura di qualcun&#8217;altro, tanto meno dei popoli meno distanti; la nostra economia non pu\u00f2 basarsi sullo sfruttamento monolaterale delle altrui risorse, come accade costantemente tra occidente e oriente o tra nord e sud.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bens\u00ec per affermare la nostra identit\u00e0 che nessuna dominazione militare o mediatica pu\u00f2 modificare senza distruggere, tornare ad appartenere alla cultura e per questo conservarla, progredirla, irradiarla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">No, non come ha fatto fin&#8217;ora una cerchia ristretta di volenterosi intellettuali che si affaccendano a presentare libri, scrivere testi in dialetto, ripercorrere storie pi\u00f9 o meno note. Questo tipo di \u201cmeridionalismo\u201d \u00e8 stato, seppur involontariamente, a tratti strumentale alla dominazione altrui, in quanto elitaria e di pura testimonianza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non esiste identit\u00e0 culturale senza sovranit\u00e0 popolare, e la nostra gente torner\u00e0 ad essere se stessa, meridionale, quando decider\u00e0 del proprio destino, quando avr\u00e0 la consapevolezza di avere potere sulla propria quotidianit\u00e0, potere oggi razziato da istituzioni distanti non solo geograficamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco perch\u00e9 un nuovo meridionalismo non pu\u00f2 non partire dalle lotte di territorio, dalla cacciata dei devastatori venuti da lontano che hanno piegato il nostro stile di vita prima della nostra economia e delle nostre possibilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La lotta contro il carbone, per esempio, che accomuna il nord ed il sud della Calabria, \u00e8 una lotta da meridionali stufi di dover elemosinare un pugno di posti di lavoro in cambio della propria salute, della propria economia collettiva, effettiva o potenziale, o anche semplicemente del proprio paesaggio. Non tanto perch\u00e9 gli speculatori che li propongono hanno sede legale chiss\u00e0 dove, quanto per il modello imposto che questi rappresentano, che \u00e8 esattamente il modello di consumo e di sfruttamento delle risorse che noi subiamo da un secolo e mezzo. Ed ancora la lotta per le bonifiche, contro le discariche, la lotta per gli ospedali, la lotta dei lavoratori vittime dei barbari tagli agli enti pubblici o dei ricatti aziendali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La crisi non \u00e8 nient&#8217;altro che un&#8217;occasione: per banchieri e speculatori che forzano e per i popoli che vengono forzati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un nuovo meridionalismo dovrebbe cercare di dare a tutte queste battaglie, a quelle perse, vinte e non fatte, una struttura ed una prospettiva: quella di tornare a decidere di noi stessi, della nostra terra, ed in questo modo riappropriarci dell&#8217;identit\u00e0 e della cultura. Dopo averlo fatto, mentre lo faremo, lo celebreremo in dialetto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Flavio Stasi Commento pubblicato sulle pagine regionali de Il Quotidiano della Calabria, 1 Settembre 2012 La crisi economica ha messo in evidenza quello che gli osservatori pi\u00f9 attenti denunciano non da anni, ma da secoli: gli stati occidentali sono strumenti nelle mani di una serie di banchieri e speculatori. 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